O Emmanuele (Is 7, 14), re e legislatore nostro (Is 33, 22), speranza e salvezza dei popoli (Gn 49, 10; Gv 4, 42):
vieni a salvarci, o Signore nostro Dio (Is37, 20).
O Emmanuele, re e legislatore nostro. Stupendo come, in così poche parole, si faccia un discorso così ampio: Il re e legislatore non è qualcuno che sta sopra, lontano ed estraneo, è piuttosto il “Dio con noi”, è cioè qualcuno che ha il desiderio di un rapporto vero, di un’amicizia che segni la vita intera.
Speranza e salvezza dei popoli , perchè i popoli che vivono il legame con Colui che è tra noi, non possono che porre la speranza in chi ha donato la terra e la libertà.
Vieni a salvarci, o Signore nostro Dio; se la prospettiva è quella di un positivo per la vita, allora non si può che implorare la venuta di chi può adempiere la promessa. Di fronte al male e di fronte al limite dell’uomo prevale immediatamente il bisogno di chi possa cambiare la vita.
dalla liturgia ambrosiana:
VI° feria prenatalizia
dell’Accolto
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Vangelo secondo Luca 2,1-5.
Censimento. Oggi nelle aziende e nei negozi, se sono vecchia maniera, a fine anno si fa l’inventario. L’una e l’altra cosa servono per capire come vanno le cose, economicamente parlando, ed entrambe sono solo in funzione di chi “comanda”.
Non credo quindi che per Giuseppe e Maria quella “gitona” a piedi fosse tanto desiderata, anzi, sapendo del parto imminente credo che quella ragazza piuttosto che partorire da sola avrebbe preferito qualsiasi altra cosa.
Un lungo e disagiato cammino che hanno fatto senza una parola di commento.
Noi avremmo espresso tutto il nostro malumore, anzi, ci saremmo magari battuti per andare contro l’ingiustizia evidente; di fronte alla fatica, tanto più se ingiusta tendiamo a fare così: opporci. Eppure Maria e Giuseppe non l’hanno fatto, hanno abbracciato la loro immensa fatica, hanno detto di sì, non a Cesare Augusto ma al Padre del Bambino, che li voleva lì.
Ma noi abbiamo mai la preoccupazione di fare ciò che Dio ci chiede? Anche se non ci piace?
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Premessa
3. La ragione alla ricerca di una soluzione
L’uomo dunque, pur avendo dimostrato lungo tutto il suo cammino di aver percepito il senso di questa sproporzione primordiale, avendola gridata e modulata in diversi accenti, mostra però di non riuscire a ricordarsene nella sua pratica di vita.
La vertigine che prende l’uomo cosciente di sè diviene una sorta di parentesi per cui si finisce con il pretendere che le cose stiano come abbiamo deciso che siano: può sembrare strano ma davvero è così; spesso le cose vengono interpretate prima ancora di essere conosciute. E viene così alla luce una violenza che poi pretende di dare forma a tutto: “per me è così”.
Quando non si vive alla luce della vertigine si vive alla luce del pregiudizio.
Buona antivigilia,
donC

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