Le profezie adempiute
In quel tempo. Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».
Vangelo secondo Matteo ( 11,2-15. )
1. C’è sempre un problema per cui nell’individualismo che impera ciascuno dà un suo senso alle parole. Abbiamo quindi da chiarire che cosa siano queste profezie che si adempiono.
In realtà poi le prime due letture ci aiutano: nella fatica di questo chiarimento:
– per Isaia la promessa è: “Egli viene a salvarvi“. Da quel venire tutto cambia verso il meglio, verso il compimento.
La salvezza cambia “Il suolo riarso in sorgenti di acqua”.
La salvezza porta a un luogo dove sparisce il male, dove non ci saranno più nemmeno gli animali feroci.
La promessa è quindi questo venire di Dio che porta il bene nella vita.
– Il testo che abbiamo letto della lettera ai Romani racconta invece una cosa più “teologica”: la venuta di Dio non elimina il male, la possibilità del rifiuto, perchè la venuta di Dio è misericordia e quindi anche il rifiuto si trasforma in una grande occasione.
2. Chiarito ciò che viene profetizzato ci resta la questione basilare: che cosa ci dice che questa venuta porta al compiersi di quelle promesse? Come vincere il dubbio che attanaglia anche Giovanni Battista mentre è chiuso nel carcere?
Cominciamo a notare che il dubbio di Giovanni nasce proprio nel suo essere in prigione, impedito di poter vedere: il dubbio ha il suo terreno di coltura in ogni uomo che non vive, in un uomo che non è libero di poter essere sé stesso.
Quindi l’uomo, solo, in carcere, pieno di dubbio che cosa può fare? Manda a dire, a chiedere. E anche questo non è affatto scontato: spesso ci si ferma al dubbio e lo si rende via via obiezione e poi rifiuto, anche se si è visto e sperimentato che Gesù salva, chiedere e mandare a chiedere sono gesti che implicano la vittoria di un desiderio.
3. ” Riferite ciò che vedete e udite ”
Al dubbio di Giovanni Gesù non risponde con una dimostrazione, con una logica ma con la richiesta di stare ai fatti, a ciò che si vede.
Ma noi cosa vediamo? Perchè, a questo punto pare evidente, l’attendere è frutto del vedere che la venuta di Cristo compie, realizza quel bene cui aspiriamo e di cui siamo fatti.
Anche noi, chiusi nelle carceri della nostra vita frenetica, possiamo attendere la liberazione solo riconoscendo di vedere la vita che in Cristo si compie.
Io posso, nel tentare di rispondere alla domanda di Gesù, dire di essere privilegiato: incontro tante persone, grandi e soprattutto piccole, che mi mostrano tutto il fascino miracoloso generato dal vivere un rapporto vero con Gesù.
Questo mi fa chiedere tutti i giorni di poterLo incontrare.
Questo rende facile pregare come il tempo di Avvento ci insegna: “vieni Signore Gesù!”.
Leonardo Jusepe, decollazione di san Giovanni Battista, 1637, Museo del Prado, Madrid
Molto interessante quest’opera per via del fatto che non i volti ma le pose, sono il vero elemento narratore della scena: la mitezza inclinata di Giovanni, assorto in preghiera, la violenza della scena resa dal colpo di spada, senza che la spada nemmeno si veda, preannunciato dalla forte torsione del busto del boia, la posa del prigioniero seduto che sembra mostrare la via d’uscita del martirio, …
Solitamente nelle opere si cerca di mostrare con i volti, gli sguardi, qui bastano i gesti accennati delle persone per dirci che cosa sta dietro.

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