O Signore (“Adonai” in Es 6,),
guida della casa d’Israele, che sei apparso a Mosè nel fuoco di fiamma del roveto (Es 3, 2) e sul monte Sinai gli hai dato la legge (Es 20):
vieni a redimerci con braccio potente (Es 15, 12-13).
O Signore è una invocazione che si riferisce all’Antico Testamento, il primo, e lo si intuisce dal riferimento a Mosè, oltre che dalla scelta di usare il termine ebraico “Adonai” nel testo latino; il riferimento alla storia del popolo ebraico ci ricorda che Dio accompagna con la sua fedeltà la promessa: svelandosi nel roveto e dando una legge che renda veri credenti.
Ma noi ci scordiamo di questo amore che è da sempre, per questo gridiamo: “vieni”.
E nel suo venire chiediamo che stenda il suo braccio potente; frase che viene poi ripetuta, subito dopo questa antifona, nella recita del “Magnificat”: viene e stende il suo braccio potente contro coloro che non Lo temono. Abbiamo bisogno che venga perché possiamo renderci conto che il nostro stare con lui, vivere la sua parola, ci è possibile solo alla sua presenza.
dalla liturgia ambrosiana:
II° feria prenatalizia
dell’Accolto
In quel tempo. L’angelo disse a Zaccaria: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo». Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».
Vangelo secondo Luca 1,19-25.
Zaccaria obbedisce.
Come sarà dopo di lui per Giuseppe, non può non adeguarsi a una storia già in corso. Dice sì, ma non ne risulta troppo convinto, per questo perde la parola.
L’obbedienza spesso è proprio un “dover accettare” qualcosa che non avremmo mai fatto, eppure diciamo sì perché chi ci fa la proposta è degno della nostra fiducia.
Il tempo poi darà un volto a quel farsi disponibili, poi da quella disponibilità verrà l’opera di Dio: Giovanni Battista e Gesù non sono certo frutto della volontà di bene dei loro padri.
Chiediamo di imparare ad aderire fino in fondo a ciò che è chiesto, vedremo frutti inaspettati.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Introduzione
2. La vertiginosa condizione umana
E’ vertiginoso essere costretti ad aderire a qualcosa che non si arriva a conoscere, che non si riesce ad afferrare. E’ come se ogni mio essere fosse sospeso a qualcuno che mi sta alle spalle e il cui viso mai io potessi vedere.
La conoscenza delle cose non è mai piena, il loro possesso mai compiuto, e la cosa che è certa è la percezione che si ha è sempre oltre quella che realmente si ha: se la cosa non si capisce pensate all’amicizia, o all’amore: per quanto si sia amici si desidera sempre più e sempre più si deve riconsocere che l’amicizia non ce la si può dare; un dono così grande si può solo chiedere. E più si diventa coscienti del dono che l’amico è più si deve chiedere che ci sia continuamente dato. L’amico è dato, per quanto “mio”.
Buon giovedì,
donC

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