O Germoglio di Iesse, che ti innalzi come segno per i popoli (Is 11, 10), tacciono davanti a te i re della terra (Is 52, 15) e le nazioni ti invocano:
vieni a liberarci, non tardare (Abc 2, 3).
O germoglio, é la radice che sbuca e si protende al cielo. Gesù sì é fatto germoglio per dirci che tutti noi siamo chiamati ad esserlo: inizio di una storia nuova che sbuca là dove tutto pareva inerte.
Innalzarsi non è solo il gesto del risorgere é soprattutto il vivere con la chiarezza di un destino, il cielo.
La fragilità del germoglio che sfida il mondo e sale al cielo: questo è quello che Gesù ci promette.
Tacciono davanti a te i re della terra; la presunzione del potente é spenta da un fragilità più potente del potente più grande. E le nazioni, che di solito non hanno voce in nulla, ora possono gridare tutta il loro bisogno.
Vieni a liberarci, non tardare. L’immagine che mi viene subito in mente al termine di questa antifona è quella del piccolo germoglio che è nel nostro cuore insieme alla gran massa di momenti di vita vuota, piatta e senz’anima. Abbiamo bisogno che lui venga per poter vincere la rassegnazione che vorrebbe soffocare la tensione al cielo.
dalla liturgia ambrosiana:
III° feria prenatalizia
dell’Accolto
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore».
Vangelo secondo Luca 1,39-46.
Come Zaccaria anche Maria ha bisogno di vedere in atto ciò che le é stato annunciato: va dalla cugina perché le vuole bene e anche per scoprire qualcosa in più di sé stessa, del suo futuro. E fin qui tutto potrebbe anche andare bene, fatto salvo il fatto che quel vedere diviene servizio, é questa, la carità, la vera forma della verifica: quello che Maria non aveva fatto prima “da vergine” ora lo compie, “da mamma”.
Sembrerà un pò strano ma credo sia questo il punto vero di questo brano evangelico: si crede alla promessa perché quella stessa promessa produce un passo nella vita, una carità nuova.
Pensate a quali contorsioni mentali avrebbe dovuto sottoporsi Maria se non fosse andata da Elisabetta!
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Introduzione
2. La vertiginosa condizione umana
«Dio possiede la scienza e a un tempo la potenza per mescolare molte cose in unità e di nuovo per scioglierle dall’unità in molte; ma nessuno degli uomini ora sa fare né l’una né l’altra cosa, né mai lo saprà fare in avvenire».
Son le parole drammatiche, e vere, di Platone. Sono le parole di un uomo molto intelligente che ha trovato il coraggio di scandagliare sé fino a dover riconoscere che la condizione umana è piena di una vertigine; spaventosa per chi è solo e dolcissima per chi vive la compagnia di Cristo.
Buon venerdì,
donC

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