O Chiave di Davide (Is 22, 22) e scettro della casa d’Israele (Gn 49, 10),
che apri e nessuno chiude; chiudi e nessuno apre:
vieni e strappa dal carcere l’uomo prigioniero, che giace nelle tenebre e nell’ombra di morte (Sl 107, 10.14).
O chiave; in architettura la chiave é il punto centrale, spesso la pietra, che chiude un arco, una volta, e che permette di distribuire il peso della struttura sui lati, dando forza e resistenza a tutta la costruzione. Cristo è chiave di Davide, colui che compie la storia del re che ha dato slancio al popolo ebraico, e così Davide “sta in piedi” per Cristo.
Scettro della casa d’Israele, è il segno del potere, il bastone del pastore che diviene simbolo della sovranità. Cristo che viene è quindi ciò che permette di regnare: chi ha Gesù regna, governa; ma questo vale anche per noi, per la nostra vita?
Che apri e nessuno chiude, il potere di Cristo è definitivo, porta a compimento ciò che è destino dell’uomo.
Vieni; l’uomo da solo, l’uomo che non si fa “governare” dall’amicizia con Cristo, si chiude nel carcere della propria umanità e non trova via di compimento se non nella logica del potere e della violenza.
Tenebre e ombra di morte sono la pena a cui l’uomo si condanna: sono termini per dire la totale e profonda solitudine in cui cade l’uomo che ha la pretesa di farsi da sé.
dalla liturgia ambrosiana:
IV° feria prenatalizia
dell’Accolto
In quel tempo. Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Vangelo secondo Luca 1,57-66.
“Parlava benedicendo Dio”. Queste poche parole sono quelle che mi hanno sempre colpito di più in questo episodio: solo l’uomo cosciente, testimone, dell’opera di Dio nella sua vita può parlare per benedizioni. Tutto della vita dell’uomo diviene sorgente di lode e di memoria, tutto è teso a ciò che è accaduto e che ha preso la vita.
E credo sia anche d’aiuto considerare il fatto che Zaccaria parla benedicendo Dio dopo nove mesi di forzato silenzio, avrebbe potuto dire qualsiasi altra cosa, ma benedice: quel silenzio ha portato a comprendere. E questo vale per ogni forma di silenzio che sia tale.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Introduzione
3. La vertiginosa condizione umana
Abramo é in quest’attimo figura paradigmatica dell’uomo in tutta la sua statura e drammaticità, dell’uomo posto in quella vertigine, trascinato dentro quel vortice nel quale il Mistero lo avvolge. Una vertigine che normalmente si cerca di dimenticare, un vortice nel quale l’uomo normale non può reggere.
Si tratta proprio di questo: c’è una vertigine che coglie l’uomo e a cui l’uomo non può reggere; Abramo è solo un uomo e a lui è promesso di diventare una moltitudine.
Come non essere schiacciati da questo annuncio.
Fatto identico a quello che contempliamo in questi giorni: a una ragazza di quindici anni è chiesto di portare in grembo il Salvatore del mondo; come non essere schiantati da questa richiesta? O come si può dire coscientemente alla persona amata che vorremmo dare tutto, per sempre, quando non siamo fedeli neanche a noi stessi?
Solo che essere coscienti di sè significa avere coscienza che la vita dell’uomo è tutta attraversata dalla sfida e dalla vertigine che ne consegue.
Buon sabato,
donC

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