Giovedì 8 gennaio 2026


Non so perché ma è accaduto.
L’algoritmo ha scelto per me che mi devo buttare nel mondo dei giochini e non solo del sudoku, così ha preso a consigliarmi diverse nuove possibilità per “distrarmi”.
Uno dei giochi più ricorrenti, tutti rigorosamente tra quelli per gli anziani, si chiama Car Jam, e ieri mentre ero al telefono mi sono concesso il tempo di guardare la demo: una serie infinita di omini colorati che devono riempire un’altrettanto infinita serie di macchine, pulmini e autobus che hanno i loro colori, credo fino all’esaurimento dei mezzi, o degli omini.
Un gioco piuttosto banale e ripetitivo, forse indicatomi perché “anziano” (sigh!), ma che mi ha colpito per una cosa: non c’è un tempo! Puoi lavorarci quanto vuoi, con la certezza che prima o poi tutto si deve sistemare.
Pensavo che la differenza tra il giochino e la vita è proprio il tempo. Noi abbiamo un tempo, una data di inizio e una di scadenza, e in mezzo devi cercare di sistemare le cose nel giusto posto, quello che è loro assegnato.

Pensiamo sempre le cose senza mai soffermarci sul tempo: è una grazia che ci rende tutto relativo; se non riesci a sistemare tutto, resta solo quello che conta: chi ti ha dato tutto.
E Lui, lì, al suo posto, ti aspetta da sempre.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Vangelo secondo Matteo 25,1-13.

Si può essere vergini e anche stolte.
Nella nostra immaginazione le vergini sono “una promessa”, delle donne che saranno madri; nella cultura ebraica la vergine è solo una donna incompiuta.
E per questo può essere una “rassegnata” o piuttosto una che non ha smesso di aspettare, di credere che la condizione vera è quella del compimento ora.
Quindi il punto non è essere intelligenti e prendere l’olio, questo lo fanno i previdenti, il punto è concepirsi in attesa o meno, il punto è quello finale del vangelo di oggi, ma anche del vangelo di ieri: “vigilate!”
Concepire la vita come una vigilia è concepirla come l’istante prima del “grande momento”, perché vigila solo chi è certo, solo chi possiede, solo chi ama.
Potrebbe accadere oggi, e io voglio essere pronto.


Le religioni sono frutto delle persone, del loro voler mettere in rapporto la domanda del loro cuore e la realtà che li circonda. Non ci sono altre strade da cui viene che il senso religioso prenda forma.
E non sbaglia don Giussani affermando che ogni persona potrebbe fare la proipria religione, basta guardarsi intorno ed è facile constatare che è proprio così: tutti credono che il senso venga da un punto preciso, oltre sé.


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