Venerdì 9 gennaio 2026

Approfittando di un momento “libero”, durante l’orario delle Confessioni, ho dato un’ultima occhiata seria al presepio che c’è in chiesa a san Pio, presumendo che prima o poi sarà smontato e riposto in attesa del prossimo Natale.
La prima cosa che ho notato è stata una certa somiglianza tra la statuina di Maria e quella di uno dei due angeli sopra la Natività: sia l’una che l’altro avevano una mano rivolta al basso e una rivolta al cielo. Da questa “scoperta” ho dedotto che sono esseri divini tutti coloro che ci indicano di guardare a terra per vedere che tutto viene dal cielo.
Che compagnia vera e grande che ci sia per noi qualcuno sempre pronto a indicarci la realtà della giornata e per rimandarci a guardare il Cielo; come è stata la stella per i Magi: si cammina sulla terra solo guardando il cielo.
Quanti segni divini nella nostra vita! Mandati per non farci perdere nemmeno davanti alla bellezza di quel bimbo nella culla.

Secondo: notavo una cosa che in realtà mi ha sempre incuriosito: san Giuseppe sta davanti a Gesù, che è “la luce vera, quella che illumina ogni uomo”, sorreggendosi a un bastone, mentre nell’altra mano ha una lanterna. Perché Giuseppe ha una lanterna? Perché di fronte alla fonte della luce c’è bisogno di una luce?
La sola spiegazione che sono riuscito a darmi è semplice: Giuseppe e ciascun uomo ha dentro sè, con sé, una luce che è il cuore, uno strumento che permette di riconoscere ciò che si incontra e che permette di vedere che quella piccola fiamma è parte, si confonde, con quella luce che viene dalla mangiatoia.

Senza lanterna l’uomo è in balia di ciò che accade.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Giovanni rispose: «Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena».

Vangelo secondo Giovanni 3,28-29.

Vivere la venuta di Cristo significa anche saper riconoscere che Giovanni è “solo” uno mandato avanti e non è la meta. Vivere il Natale sempre non è solo attesa che riaccada, come i vangeli dei giorni scorsi ci hanno raccontato, è anche capacità di riconoscere i segni della sua Presenza ora.
Secondo: la gioia di Giovanni Battista è piena perché lo vede presente. Ma per noi è così? Ci accorgiamo che la sua presenza è gioia per chi lo incontra? Incontrare Cristo è trovare una pienezza che rende lieti.


Finché non lessi, anni fa, queste parole di don Giussani, per me il genio è sempre stato uno sommamente intelligente non avevo mai neppure pensato che fosse invece “creativo di società”. Il genio vero è colui che aggrega intorno a sé una vita comune.
La cosa mi colpisce e mi interroga perchè questo dono, l’intelligenza, in questo modo porta in sè il compito: edificare la comunità umana.
E quindi per questo ci diciamo che lo stare insieme deve avere sempre uno scopo: è nella sua genesi che la società si fondi su un elemento di sintesi.


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