Giovedì 22 gennaio 2026

Basta.
Questa mattina dovrò andare alla sede zonale della polizia locale; non basta quello che ho già da fare, ci deve stare anche quella passeggiata e ci deve stare alle 9, appena possibile. Altrimenti partono le denunce e quella poveretta deve rifare tutti i documenti.
Ieri sera, era quasi l’orario di chiusura della chiesa, e mi è arrivato in studio il solito Karim con un portafoglio trovato in chiesa, e il portafoglio conteneva tutti i documenti e anche l’esenzione dei ticket sanitari, segno evidente che era stato sottratto a qualcuno che era in uno degli ospedali della zona. Dopo averlo svuotato delle carte di credito e dei contanti hanno lasciato i documenti e hanno fatto in modo che venissero trovati.
Ladri gentiluomini. E non importa se il portafoglio era di una donna in ospedale.

Che cosa ci ho visto di bello? Innanzitutto che in questa complicata giornata che si apre il disegno non lo faccio io: basta un piccolo intoppo e ti rendi conto che puoi programmare solo ciò che il buon Dio ti consente di programmare.
Secondo: che mi è data la possibilità di avere a cuore una sconosciuta e di volerle bene mettendola prima di tutti gli altri impegni, me lo sono dato allora come un piccolo impegno per dire grazie a chi ha tanta cura di me.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Il Signore Gesù cominciò a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato». E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

Vangelo secondo Marco 4,1-20.

“A voi è stato dato il mistero del regno di Dio”. E di questo dobbiamo tenere conto: possiamo dare un frutto abbondante solo perché abbiamo ricevuto un dono fuori misura, la possibilità di essere terra feconda è data a ciascuno purché viva con la consapevolezza che la vita intera serve a dare un frutto, buono e abbondante. Senza la consapevolezza di questa fecondità donata siamo sempre in preda a un rischio, che le altre forme di terreno raccontate evidenziano: cerchiamo di dare frutto da soli.

E poi non conta molto il fatto che come frutto si dia il trenta, il cinquanta o il cento, ciascuno frutta per quello che può, per quello che riesce, ma ciò che conta è la consapevolezza che tutto è frutto di quel dono, il mistero è dentro la vita e chi ne vive la presenza vive una pienezza vera. Anche se la spiga non è piena.
Ciò che conta è che ci si renda conto che il frutto è sempre una Grazia.


Ecco subito, in apertura di capitolo, la risposta di don Giussani alla pretesa umana di rapporto con il mistero della vita: non siamo noi ad arrivare alla strada giusta ma occorre una rivelazione.
Spesso è questa la “scoperta” del nostro riflettere sulle grandi questioni della vita: è la risposta che diamo al dolore, all’ingiustizia o se volete anche agli aspetti positivi della nostra esistenza, il bene di cui siamo oggetto, la grandezza delle cose che ci è dato di fare, tutto ha bisogno di un Oltre perché nulla è mai sufficiente.
D’altro canto il mistero trova sempre il modo per illuminare il nostro cammino.


Commenti

Una risposta a “Giovedì 22 gennaio 2026”

  1. marcello rochira

    carissimo la seguo da qualche anno , io scrivo dalla Calabria, ogni tanto parli dell’indifferenza verso l’altro . Ecco il salmo 8 mi accompagna come una preghiera. Carissimo oggi regna l’indifferenza , il Dio denaro, il consumismo sfrenato e non si bada ALL’ ALTRO

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