Sarei uomo da poco se non dovessi raccontare di ieri.
Ho partecipato al funerale di un amico. E l’ho invidiato.
Terminata la Messa, mentre il corteo si componeva per dirigersi al cimitero per la tumulazione, guardavo tutta quella gente, decine con la fascia da sindaco, altre, centinaia, semplicemente infagottate negli abiti per il freddo, e vedevo che tutti seguivano quell’uomo. Uno come me. Ma loro lo seguivano, come l’hanno seguito in questi giorni, come l’hanno seguito in questi anni. In questi anni di servizio e di passione.
L’ho invidiato perché mi ha commosso tutto quel bene di cui ero testimone; e così mi sono trovato a pensare che quell’amico ha davvero dato sè per la crescita di quel popolo. E per questo sono certo che dentro quel popolo continuerà a vivere.
Alla Messa avevamo letto il vangelo del seme nel campo e anche lì, all’inizio della lettura, mi ero commosso, per quel vangelo, perché quando sei terra il seme è la cosa più preziosa, quella che ti da un senso.
Il seme l’ho ricevuto anch’io, come credo tutti voi, e allora perchè non dare frutto? Perché non dare tutto?
Il viaggio da Liscate a casa, una mezz’ora, è stato solo quella domanda, è stato solo preghiera.
dalla liturgia ambrosiana:
Venerdì della II° domenica dopo l’Epifania
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva a quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Vangelo secondo Marco 4,10b. 21-23.
L’esistenza della lampada spesso è così scontata che noi nemmeno ci rendiamo conto che c’è; siamo così sazi e abituati al nostro essere cristiani che non ci viene nemmeno in mente che si possa mettere la nostra amicizia con lui davanti a tutti. Il nostro credere dovrebbe farci essere come fari nel buio della notte del mondo, ma più spesso finiamo con l’oscurare i vetri delle nostre finestre perché nessuno possa invadere la nostra riservatezza, vedere e conoscere il nostro privato.
Come è possibile che quella luce torni a splendere davanti a tutti, che sia lampada sul mondo? Parrebbe domanda complessa, parrebbe che debba accadere qualcosa di eccezionale per farci così semplici da splendere senza paura davanti a tutti, parrebbe che sia impossibile oggi, nel tempo delle mille luci, essere una luce diversa e più affasciante.
Basterebbe solo vivere con gli occhi pieni di quello che ci è accaduto.
La memoria è vivere un eterno presente. Vivere sempre come l’istante in cui ci si è scoperti amati.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo secondo
L’ESIGENZA DELLA RIVELAZIONE
La ragione non riesce a dir nulla di ciò che il mistero possa o non possa fare: proprio per essere fedele a sè stessa non può escludere nulla di ciò che il mistero possa intraprendere.
Questa conclusione è un punto di paragone incredibile, a fronte del fatto che spesso presupponiamo di essere noi la misura della realtà, la vera questione è quella di cui abbiamo bisogno di essere davvero coscienti: la ragione non può misurare il mistero. La vita scorre dentro binari molto più grandi delle nostre misure.
Questo fa sentire tutto il limite ma anche apre allo stupore.
Buon fine settimana,
donC

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