“Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”. (Lc 21,19)
Ieri, nel suo dopo lavoro, ho incontrato una giovane ingegnera (che brutta parola!), che tra le altre cose mi raccontava di una carissima amica che non viveva l’esperienza della fede; nonostante lei l’avesse invitata un sacco di volte alle cose più disparate, quando quella sentiva la “puzza” di cristiano scappava, con gentilezza, ma scappava.
E questa mia amica mi diceva che da tempo pregava perché la sua amica potesse incontrare la fede. E così è accaduto, la sua antica compagna di corso e di studio, ha incontrato un ragazzo che vive l’esperienza della fede e lei ha pian piano, attraverso lui, iniziato ad avvicinarsi.
Così senza nemmeno che lo sapesse si è trovata al fianco a Messa, durante la vacanza, proprio colei per la cui conversione aveva pregato a lungo.
Ne sono uscito commosso e umiliato.
Commosso perché mi era appena stato raccontato un fatto di una portata inaudita: chi è così amico da pregare per il destino dell’altro? Quelle due ragazze sono l’esempio dell’accadere di Gesù nella vita.
Ma nel contempo ne sono stato umiliato perchè di fronte a chi non crede, e rifiuta le proposte che facciamo, spesso “mollo il colpo”, e se non lo faccio apertamente non mi sogno certo di pregare per il destino di quella persona. C’è bisogno di altro per vedere cos significhi amare davvero?
dalla liturgia ambrosiana:
Martedì della III° domenica dopo l’Epifania
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
Vangelo secondo Marco 4,26-34.
Siamo nella sezione delle parabole, Gesù comunica la profondità del suo messaggio, la sua stessa vita, parlando in modo tale che chiunque possa comprenderlo.
Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme; la cosa va compresa bene perchè in realtà spesso si confonde tutto e si pensa al seme come regno: il regno di Dio diviene così qualcosa di inesorabile. Mentre il regno è l’uomo che getta il seme: uno che ha ricevuto un bene e che decide di “rischiarlo” dentro un mistero, quello della crescita del seme, che non è affatto in mano sua; la cosa certa è che potrà godere di quello che crescerà per il dono di un Altro; ecco il regno di Dio è fatto da gente così.
Ma noi sappiamo di avere ricevuto il seme che abbiamo tra le mani? E quando smetteremo di considerarlo come nostro possesso?
Il granello di senape invece ci mostra che la questione della crescita è davvero un dono: il più piccolo diviene il più grande. E noi continuiamo a pensare che abbiamo poca fede! Senza tenere conto che il buon Dio può trasformare il più piccolo sì nella cosa più grande.
“Come potevano intendere”, beh, mica tanto se poi le parabole doveva spiegarle ai discepoli! Ciò che la gente poteva intendere non è quindi il senso delle parabole ma il loro essere segno di un messaggio misterioso e importante. Il Signore parla ancora oggi così, basta pensare a come stanno andando le cose nel mondo: che cosa ci insegnano tante ingiustizie? E cosa ci dicono i battesimi che tanti giovani in tutto il mondo domandano?
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo secondo
L’ESIGENZA DELLA RIVELAZIONE
1. Qualche esempio
a) La prima osservazione è d’ordine conoscitivo. L’uomo ha sempre espresso nella sua storia la convinzione di poter essere illuminato sul «tutt’altro» da sé, sull’Ignoto, in quanto esso vuole proprio manifestarsi nella realtà.
Questa convinzione è importante perchè racconta bene com’è fatto l’uomo, che proietta sul mistero il suo stesso modo di essere: siamo fatti per donarci, per comunicare ciò che siamo. Come potrebbe il Mistero celarsi e non avere bisogno di farsi incontrare, di farsi conoscere?
La vita resterebbe con un incredibile vuoto che non trova ragione.
Buona giornata,
donC

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