Venerdì 6 febbraio 2026

Potrebbe sembrare un modo eccentrico e adolescenziale per mettersi in mostra, ma, lo confesso, mi ha sempre, in una certa misura, affascinato: oggi, giorno di inizio ufficiale dei giochi olimpici invernali “Milano – Cortina”, è anche la giornata del “calzini spaiati”.
Da qualche anno, il primo venerdì del mese di febbraio, in Italia, è cominciata l’usanza di mettere delle calze vistosamente spaiate per ricordare a tutti che la diversità non è un problema, che i calzini, anche se diversi tra loro innanzitutto sono, e restano, calzini.
E la coincidenza delle date dei due eventi non mi pare casuale: mentre le olimpiadi sono l’inno all’unità, all’essere insieme, le calze spaiate sono l’inno alla diversità e all’essere chiaramente diversi. Da una parte tutte le bandiere sono radunate sotto la bandiera a cinque cerchi e dall’altra abbiamo l’esibizione di una diversità che distingue e rende unici.
Ma essere spaiati non è disordine, nè ambiguità, è solo un modo diverso di coprire i piedi. Che è la cosa che poi conta.
Siamo noi moralisti a finire con il dare più peso alle calze che ai piedi.
Credo sia importante amare la diversità perché è il segno evidente che Gesù è proprio per tutti, ognuno per come è.

Io, in questa giornata, non metterò calze spaiate ma voglio che chi lo desidera possa farlo e per questo sono pronto a tutto. Come ha fatto Gesù: ha dato la sua vita perché io potessi dire il mio sì, o il mio no.


dalla liturgia ambrosiana:

Paolo Miki nacque a Kioto, in Giappone nel 1556. Battezzato a cinque anni, a venti entrò nel seminario dei Gesuiti dove emise i voti, divenendo uno dei migliori predicatori del vangelo del suo tempo. L’evangelizzazione in Giappone era iniziata con san Francesco Saverio ed era stata portata avanti senza interruzione dai suoi confratelli gesuiti, che operavano in aperto accordo con le autorità del posto.
Ma nel 1587, per diversi complessi motivi, l’imperatore Hideyoshi decretò l’espulsione di tutti i missionari cristiani. La Chiesa fu allora costretta a operare in clandestinità. Quando la persecuzione si intensificò, Paolo Miki, insieme ad altri due confratelli, nel dicembre 1596, fu catturato ad Osaka e condotto nel carcere di Meaco. Con altri 26 prigionieri subì molte torture, tra cui il taglio del lobo dell’orecchio sinistro e l’esposizione al ludibrio pubblico per le vie della città. All’inizio del 1597 furono tutti condotti a piedi fino a Nagasaki, nella speranza che gli scherni delle popolazioni li inducessero ad abiurare. Ma, rimanendo fermi e compatti nella loro fede, i 26 prigionieri vennero condannati a morte sulla collina che, in seguito, fu chiamata ‘la collina santa’. Legati mani e piedi, furono issati su croci e trafitti al cuore da un colpo di lancia.
Paolo Miki, con la sua fortezza d’animo rafforzò la fede dei compagni e li aiutò ad andare incontro al martirio con la gioia nel cuore e con parole di perdono per i carnefici.

In quel tempo. Si riunirono attorno al Signore Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è ‘korbàn’, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

Vangelo secondo Marco 7,1-13.

“Ipocriti”. E’ parola che va tenuta presente, non solo perché spesso Gesù usa questo termine parlando con coloro che non sono “suoi”, ma sopratutto perchè l’immagine che questo termine evoca è davvero significativa: l’ipocrita è un attore, cioè uno che ti risponde recitando una parte, uno che quindi, per essere bravo, rischia di non essere mai vero sino in fondo. E poi l’attore giudica tutto con il criterio delle scene: le risposte devono essere quelle del copione e quindi non ci può essere nessuna forma di libertà; per scribi e farisei la vita di fede è attenersi a un copione.
Il punto è che tante volte anche noi ci comportiamo da attori della fede: esigiamo che si viva e che si parli così come ci è indicato da un copione che noi stessi abbiamo scritto, per noi e per tutti.

Fino a trascurare il comandamento di Dio. Il discepolo è uno che vive con la domanda sempre aperta: “che cosa Gesù mi sta chiedendo ora, che cosa mi aiuta a stare attaccato a lui”?


Nemmeno mezza pagina dall’inizio del capitolo e don Giussani ci mette davanti una delle cose più importanti della sua vita, l’idea della incarnazione; dirà spesso che la passione per il Cristo che prende un corpo è la cosa su cui lui ha voluto costruire l’esperienza stessa del movimento di Cl. La novità per cui don Giussani ha speso la vita è tutta in queste righe.
Un Fatto rilevabile nella nostra storia, presente e vivo oggi.
Potremmo semplicemente tornare a quel momento, a quegli occhi, che ci hanno messo di fronte al Mistero fatto carne.
Abbiamo bisogno di non dimenticare mai, di poter continuare sempre a vibrare al ricordo di quell’istante in cui abbiamo visto un fatto rilevabile farsi segno del mistero.


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *