
Primo venerdì di Quaresima.
Qualche sera fa il vescovo Mario proponeva agli universitari, nella Messa di inizio Quaresima, di scegliere un volto di Cristo da guardare in questo tempo, per fare silenzio e per pregare.
Vi propongo il volto della deposizione dell’Antelami, del 1178, conservata nel duomo di Parma. La ragione della scelta è tutta nell’ingrandimento: quell’apparente ambiguità per cui non si capisce se il Cristo dormiente accarezza il volto della Madre, quasi a consolarla, o se sia lei a sorreggere quell’arto che altrimenti sarebbe a penzoloni, evidenziando a dismisura quella perdita di vita.
In fondo mi viene da suggerire che la giornata di oggi ha bisogno di essere come quel particolare: non può essere solo una giornata di dolore, di morte; occorre che il morire di Cristo sia carezza al nostro vivere quotidiano. La fatica, il dolore e il peccato sono “accarezzati” da chi accarezza il nostro volto.
A noi che abbiamo sempre bisogno di conferme, che cerchiamo il di più della vita là dove noi decidiamo, possa accadere in questa giornata di percepire che la tenerezza di Dio passa anche attraverso la sua morte, quel dare la vita che rende la sua e nostra vita feconda.
Vi lascio per oggi senza altre parole se non quelle pronunciate da san Giovanni Paolo II il venerdì santo del 2003. Sono uno sguardo al Mistero della Pasqua che arriva sino a coloro che oggi soffrono come ha sofferto Gesù, come hanno sofferto i primi cristiani. Se poi volete potete anche riprendere la via Crucis che trovate scorrendo la tendina degli approfondimenti.
Buona giornata,
donC
Guarda, Padre santo,
il sangue che sgorga dal costato trafitto del Salvatore;
guarda il sangue versato da tante vittime dell’odio,
della guerra, del terrorismo,
e concedi benigno che il corso degli eventi nel mondo
si svolga secondo la tua volontà nella giustizia e nella pace,
e la tua Chiesa si dedichi con serena fiducia
al tuo servizio e alla liberazione dell’uomo.
Per Cristo nostro Signore.
PAROLE DEL PAPA SAN GIOVANNI PAOLO II
Venerdì Santo, 18 aprile 2003
«Ecce lignum crucis in quo salus mundi pependit… Venite adoremus». Abbiamo sentito questa parola nell’odierna liturgia: ecco il legno della croce.
È la parola chiave del Venerdì Santo. Ieri, nel primo giorno del «Triduum Sacrum», il Giovedì Santo, abbiamo sentito «Hoc est corpus meum quod pro vobis tradetur. Ecco il mio corpo che sarà dato per voi».
Oggi noi vediamo come queste parole di ieri, Giovedì Santo, si sono realizzate: ecco il Golgota, ecco il Corpo di Cristo sulla Croce. «Ecce lignum Crucis in quo salus mundi pependit».
Mistero della fede! L’uomo non poteva immaginare questo mistero, questa realtà. La poteva rivelare Dio solo. L’uomo non ha la possibilità di donare la vita dopo la morte. La morte della morte. Nell’ordine umano, la morte è l’ultima parola. La parola che viene dopo, la parola della Risurrezione, è parola solamente di Dio e per questo noi celebriamo con tanto profondo affetto questo «Triduum Sacrum».
Oggi preghiamo Cristo deposto dalla Croce e sepolto. Viene sigillato il suo sepolcro. E domani in tutto il mondo, in tutto il cosmo, in tutti noi, sarà profondo il silenzio. Silenzio di attesa. «Ecce lignum Crucis in quo salus mundi pependit». Questo Legno della morte, il Legno che ha portato alla morte il Figlio di Dio, apre la strada verso il giorno dopo: Giovedì, venerdì, sabato, domenica. Domenica sarà Pasqua! E sentiremo le parole della liturgia. Oggi abbiamo sentito: «Ecce lignum Crucis in quo salus mundi pependit». Salus mundi! Sulla Croce! E dopodomani, canteremo: «Surrexit de sepulchro… qui pro nobis pependit in ligno». Ecco la profondità, la semplicità divina, di questo Triduo pasquale.
Auguro a tutti noi di vivere questo Triduo il più profondamente possibile. Siamo come ogni anno qui, intorno al Colosseo. È un simbolo. Questo Colosseo è un simbolo. Soprattutto ci parla dei tempi passati, di quel grande impero romano che è crollato. Ci parla di quei martiri cristiani che qui hanno testimoniato con la loro vita e con la loro morte. È difficile trovare un altro posto dove il Mistero della Croce parli più eloquentemente che qui, davanti a questo Colosseo.

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