III° di QUARESIMA | 8 marzo 2026

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Vangelo secondo Giovanni ( 8,31-59. )

1. “Se rimanete nella mia parola “.
Un iniziale e reale punto di svolta nel cammino di questa Quaresima sta in queste prime parole del testo di Giovanni che però vanno brevemente contestualizzate: i versetti precedenti riportano le parole di Cristo che afferma che sarà innalzato e riconosciuto perché fa la volontà del Padre. E per questo suo seguire il Padre alcuni iniziano a seguirlo.
Quindi perchè partiamo da queste parole?

Perchè Gesù ci propone la fede come un rimanere, cioè come una verifica di tutto ciò che si è visto e ascoltato nello stare con Gesù. Credere non è quindi solo un fidarsi, è anche il compito della verifica.

Secondo: credo che ci si debba spiegare che la “sua” parola è innanzitutto la promessa fatta all’adultera, a inizio capitolo: “Nemmeno io ti condanno, non peccare più”. La parola di Gesù è una consolazione e una promessa di salvezza. Imparare a vivere tutto partendo da questa consapevolezza non è cosa leggera.

2. “ Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi
A chi rimane nella parola viene data la conoscenza della verità e quindi la libertà.
C’è bisogno di imparare che quelle prime parole non sono un obbligo ma il solo modo per vivere l’amicizia con Lui.
Da una adesione, cordiale e vera, alla “sua” parola ci viene la conoscenza della verità; e questo non è affatto scontato perché spesso noi riteniamo che la nostra capacità di conoscere ci venga dalla nostra intelligenza mentre è il sì di Maria che spalanca alla conoscenza della verità sulla vita.
E questo perché dovrebbe rendere liberi?
Perché conoscere la verità è rendersi conto di un dono, di una grazia, che non ha bisogno di essere difesa, non è mia.

3. ” Siete davvero miei discepoli
Normalmente siano noi a darci il titolo di discepoli, siamo noi a stabilire che siamo amici di Cristo, mentre qui ci dice che per essere discepoli occorre “rimanere” nella sua parola.
Essere discepolo è il desiderio di ogni uomo che si imbatte e riconosce il mistero, ma è poi Cristo che stabilisce la verità del cammino, per questo dobbiamo chiedere oggi di essere riconosciuti come discepoli.


Achille Mazzotti, Gesù tra gli scribi e i farisei, 1844, Accademia Nazionale di San Luca, Roma.

Innanzitutto una piccola curiosità: sono tutti uomini con la barba; e da qui possiamo dedurre che l’immagine del “saggio” o del presunto tale era quella dell’uomo con la sua bella barba.
Ho scelto questa immagine per un’altra curiosità: le mani che si sfiorano al centro dell’opera sembrano molto a quelle della creazione di Adamo nella cappella Sistina: solo nel rapporto con Cristo si trovano la vita e la verità, anche se questo passa attraverso un’aspra discussione.


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