Martedì 10 marzo 2026

Perché lo fai?
Abbiamo fatto una chiacchierata che mi aveva davvero stupito, anche perché prima non ci eravamo mai incontrati, e così, prima di andarsene mi dice: “ma perché tu fai questo? Cosa c’è per te ad incontrarci?”.
Così ho dovuto tornare a ridire quello che qui ho già scritto tante volte: fare il cappellano in università, stare tanto tempo ad ascoltare i giovani, è il dono più grande del mio essere uomo e prete, perché oggi come trent’anni fa credo sia lo stesso: incontrare l’altro, è la cosa che più di tutte mi porta a vedere Lui. E’ la cosa che desidero di più e anche quella che mi ha davvero sempre affascinato.
Ho avuto incontri che porterò sempre nel cuore e negli occhi, ce ne sono altri che mi hanno anche ferito, ma che restano punti fermi del mio cammino, in mezzo ai tanti volti che, anche a piccoli passi, mi hanno fatto crescere.

Tutto questo mi era ancora più chiaro quando, prima di dormire leggevo del sacerdote che in Libano è stato ucciso nella guerra, mentre soccorreva un uomo ferito: a lui non sembrava di avere altra convenienza che fare come Gesù, che incollarsi sempre più a Lui.
Se volete qui sotto vi lascio l’articolo che ho letto.

https://www.avvenire.it/mondo/le-ultime-parole-di-padre-pierre-ucciso-in-un-raid-in-libano-il-dolore-del-papa_105577


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Vangelo secondo Matteo 6,16-18.

Come quando si ama: se rinunci a qualcosa per poter offrire all’altro qualcosa in più ne sei felice e non triste, e non appesantito. Il digiuno quindi è un pò come dire “ti amo” alla persona che hai nel cuore, non vorresti fare nulla di diverso da quello che stai facendo, anzi, ti piacerebbe fare molto di più.
Il pericolo è sempre quello di essere ipocriti, il cui etimo è quello greco di “attore” o “interprete”, l’ipocrita è quello che finge di essere quello che non è perchè è innamorato di qualcosa d’altro: l’attore allora era comunque un mestiere.
Ecco allora chiarito anche quel richiamo a far sì che nessuno si accorga che stai facendo digiuno: è un rapporto personale e non può essere un gesto pubblico, offrire qualcosa all’amato è un gesto che resta dentro la bellezza di un rapporto a due. E che gli altri non possono nemmeno sognarsi di capire.


Questo è il semplicissimo schema del quarto capitolo che iniziamo oggi a leggere; da una parte la ripresa dei dati storici contenuti nei vangeli, innanzitutto dicendo che cos’è un vangelo, in seconda battuta avremo il racconto del “come” Cristo ha iniziato a manifestarsi.
Tornare con la memoria a questi passi è tornare a ciò che è accaduto a ciascuno di noi; questo piccolo inizio è quindi un’occasione di gratitudine per una storia che da duemila anni si ripete, con gli apostoli allora, con noi oggi.


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