Tutti amici.
Parlavamo di amicizia e una coppia di amici, incontrata ieri, a un certo punto mi racconta questa cosa: “nostro figlio, due anni scarsi, quando parla dei suoi compagni della scuola materna li cita tutti chiamandoli per nome e sottolineando che sono amici: Alberto è mio amico, Marco è mio amico, Francesca è mia amica, … e noi, meravigliati, ci siamo chiesti perché tutti sono suoi amici”.
Ecco credo che questo sia un punto su cui riflettere davvero tutti. Perché un bimbo di due anni può essere amico di tutti senza preferenze e senza antipatie, senza avere nulla da difendere se non l’esserci dell’altro come un valore?
Credo, senza voler fare psicologismi strani, che il bambino abbia chiare due cose: il suo bisogno di non essere solo, della necessità di com-pagni nella fatica dell’essere fuori casa e, secondo, che ciascuno di quei bambini è per lui un’occasione di crescita e di familiarità.
Purtroppo in un mondo di autonomi e autodeterminati non c’è spazio né per i bisognosi né per chi cerca comapagni.
Così ben presto quegli amici divengono compagni, poi colleghi se non semplici conoscenti, o estranei che non interessano, se non quando danno fastidio.
dalla liturgia ambrosiana:
GIOVEDI’ della III° settimana di QUARESIMA
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
Vangelo secondo Matteo 6,25-34.
“Non preoccupatevi”. Fosse facile!
In questo mondo strano conosco decine di persone che non fanno altro che vivere preoccupate, e un pò tutti noi rischiamo continuamente di cadere nella logica del confronto, dell’essere all’altezza, o quanto meno di essere adeguati.
Come si può non preoccuparsi? Come si può vincere l’ansia che attanaglia?
Metterei in luce due tratti di questo brano: innanzitutto è che Gesù non parla al singolare, quindi il problema del singolo lo si deve guardare dentro una pluralità, dentro un luogo, è solo in un rapporto che mi posso permettere di sperare.
Secondo: la speranza comincia dal fatto che Gesù dice “non preoccupatevi” mentre guarda in faccia ai suoi amici; la speranza nella vita è un dono che ci viene dal riconoscere una Presenza che parla, non è il frutto dello sforzo della nostra convenienza. Allora si smette di essere preoccupati.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo quarto
COME E’ SORTO NELLA STORIA
IL PROBLEMA
1. Il fatto come criterio
a) Cominciamo col chiarire ciò che i Vangeli non sono: in questo modo eviteremo di usare, per accostarli, un metodo inadeguato all’oggetto, …
I Vangeli non sono, come è stato ampiamente documentato, “rapporti stenografici” di quello che Gesù faceva e diceva,
Interessante, don Giussani parte sempre dalla cosa più evidente, quella più facile da accostare, poi, pian piano cerca di arrivare a dire come stanno le cose facendo fare anche a chi legge un percorso che diviene personale; non si tratta di spiegare cosa sono i vangeli ma ci costringe a fare con lui un cammino di conoscenza.
Chi altro, invece di persuaderci, si mette a sfidare la nostra intelligenza?
Cominciamo quindi con il dire che i vangeli, di quei tre anni di vita pubblica, non sanno dirci tutto, ci raccontano solo alcune cose; con quale criterio lo vedremo nel prossimo brano.
Buon giovedì,
donC

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