Festa del papà. Che ha per modello san Giuseppe.
Che strano che il mondo non dica nulla di un padre in prestito, guardato come il modello del vero padre, di un padre “muto” come esempio dell’essere vera guida, di un padre che segue i sogni e che è proposto come il criterio dello stare al mondo di ogni padre.
Tutto questo perché Giuseppe ha accolto il compito di essere responsabile del piccolo Gesù e di sua mamma. La responsabilità di prendersi cura fa di uomini e donne dei padri e delle madri, non è solo un problema di cromosomi.
D’altra parte nel giorno della festa del papà dobbiamo anche ricordare che un padre è un dono che tutti dobbiamo implorare; anche se la bontà di Dio ci dovesse concedere di avere cento anni, non si può vivere guardando sè stessi. Il giorno della festa di san Giuseppe ci deve colmare di coscienza e gratitudine per quelli che sono gli uomini che ci hanno generati ma ci deve anche mettere nella posizione di chi, per tutta la vita, è chiamato a crescere e quindi a essere figlio.
Infine vi lascio questa antica preghiera a san Giuseppe, utile per questi giorni: “assistici propizio dal cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre”.
PREGHIERA A SAN GIUSEPPE di Papa Leone XIII
A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione,
ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio,
dopo quello della tua Santissima Sposa.
Per quel sacro vincolo di carità,
che ti strinse all’Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio,
e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù,
riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno
la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue
e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni.
Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia,
l’eletta prole di Gesù Cristo:
allontana da noi, o Padre amatissimo,
gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo;
assistici propizio dal cielo
in questa lotta contro il potere delle tenebre,
o nostro fortissimo protettore;
e come un tempo salvasti dalla morte
la minacciata vita del pargoletto Gesù,
così ora difendi la santa Chiesa di Dio
dalle ostili insidie e da ogni avversità;
stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio,
affinché, a tuo esempio e mediante il tuo soccorso,
possiamo virtuosamente vivere, piamente morire
e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. AMEN
dalla liturgia ambrosiana:
San GIUSEPPE,
sposo della B.V. Maria
In quel tempo. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
Vangelo secondo Matteo 2,19-23.
“Alzati”, nell’immaginario attuale un padre è uno che guida e non uno che obbedisce, uno che magari impartisce richieste e non uno che le riceve, eppure per san Giuseppe l’essere padre è un obbedire; ma anche l’obbedire ha la misura della coscienza: sa che deve tornare ma la paura di Archelao spinge Giuseppe a stabilirsi lontano da dove aveva pensato di andare, non disobbedisce perché è sempre nella terra d’Israele ma non va dove aveva previsto.
Essere padre è anche questo: dire sì a un compito ma con la coscienza sempre desta e vigile: il bene di chi è affidato viene prima di ogni altra cosa.
Domandiamo di poter essere padri gli uni per gli altri.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo quarto
COME E’ SORTO NELLA STORIA
IL PROBLEMA
1. il fatto come criterio
Ora, la convinzione nasce sempre da qualcosa che si «dimostra». Ma, come già si è avuto occasione di dire, per le cose più importanti della vita tale dimostrabilità non è mai di tipo matematico o dialettico: questo tipo di dimostrazione avrebbe piuttosto a che fare con una nostra creazione o convenzione. La dimostrazione di cui stiamo parlando viene offerta dall’incontro evidente con un fatto, dalla presa di contatto con un avvenimento.
Dimostrabile ed evidente come lo è solo un fatto.
Capita spesso di sentir dire: “ma Dio qui che c’entra?”, il punto è sempre e solo quello, il nesso tra Dio e la vita è sempre dentro un fatto, dentro qualcosa che accade e che ha bisogno solo di essere riconosciuto nella sua eccezionalità. E la vita di tutti i giorni è piena di questa eccezionalità meravigliosa che ci dice di Uno che si sta manifestando ora.
L’immagine d’apertura, se interessa è un’opera di Gerrit Van Honthorst, San Giuseppe e il giovane Gesù, 1630, museo Hermitage, San Pietroburgo.
Notate una cosa molto evangelica: Giuseppe lavora, ma lo fa alla luce di Cristo che illumina la scena, il vangelo della scorsa domenica ci diceva: “finchè sono nel mondo sono la luce del mondo. Giuseppe è vero padre perchè vive alla luce di Cristo, si lascia condurre da chi lui doveva condurre.
Buona festa del papà,
donC

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