Lunedì 23 marzo 2026

Dobbiamo tornare a venerdì.
Avevo celebrato la via crucis delle 18,30 senza troppa convinzione, sia perchè non era la prima della giornata sia perchè è iniziata con otto persone in chiesa. Ma la memoria del gesto di Gesù che soffre e muore per me mi da sempre modo di riprendere partendo di nuovo dalle mie domande. Così sono uscito di chiesa stanco ma con la domanda chiara di poterLo vedere dentro questo tempo, dove sembra vincere il male.
E così sono tornato in oratorio trovando una ventina di tavoli apparecchiati in salone e al loro centro un tavolo con diversi simboli, alcuni alimentari, delle candele, uno specchio, un vaso con dei germogli, … stavano preparando per una cena tra studenti italiani e iraniani, che per giunta festeggiavano il giorno del loro capodanno. Per questo su ciascuno degli altri tavoli c’era una spiegazione dettagliata delle cose messe sul tavolo al centro.
Per oltre due ore, a tavoli rigorosamente misti, italo-iraniani, ci si è conosciuti, si è mangiato a chiacchierato, in un clima molto semplice e cordiale, dove gli uni supportavano gli altri nell’accogliere e nel servire ai tavoli.
Poi sono usciti tutti in piazza a cantare.

Ho visto, commosso, la pace dal basso.
Ora la parola “Iran” sono dei volti e non una immagine sulla carta geografica.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Il Signore Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Vangelo secondo Marco 8,27-33.

Chi sei Gesù per me? Chi sei tu che mi ami, donandomi tutto, e abbracciando, senza stancarti mai, il mio limite?
La domanda sarebbe astratta senza la percezione della vita che ci viene dall’incontro con Lui. Occorre partire da ciò che ci è accaduto per comprendere l’urgenza di quella richiesta; che si possa davvero dire “tu sei il Cristo” dipende davvero solo dalla consapevolezza che ciò che ci salva è già accaduto: aver incontrato Gesù è la salvezza e per questo non ci può essere tremore nella voce che proclama pubblicamente che Gesù è il Cristo atteso dalle genti.

Ma basta un istante per distrarsi dalla gloria del riconoscere Cristo al non guardare più alla salvezza che Lui ha portato ma al proprio tornaconto; Pietro avrà certamente pensato: “non ti posso perdere”, come se la Sua presenza dipendesse da colui che lo aveva incontrato.
In questo Pietro diventa Satana, colui che si oppone, colui che avversa. Si può amare sino a non volere più il bene dell’altro, amando invece sè stessi.



I Documenti del Concilio Vaticano II.

II. Costituzione dogmatica Lumen gentium.
4. La Chiesa, popolo sacerdotale e profetico

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Oggi vorrei soffermarmi ancora sul secondo capitolo della Costituzione conciliare Lumen gentium (LG), dedicato alla Chiesa come popolo di Dio.

Il popolo messianico (LG, 9) riceve da Cristo la partecipazione all’opera sacerdotale, profetica e regale in cui si attua la sua missione salvifica. I Padri conciliari insegnano che il Signore Gesù ha istituito mediante la nuova ed eterna Alleanza un regno di sacerdoti, costituendo i suoi discepoli in un «sacerdozio regale» (1Pt 2,9; cfr 1Pt 2,5; Ap 1,6). Questo sacerdozio comune dei fedeli viene donato con il Battesimo, che ci abilita a rendere culto a Dio in spirito e verità e a «professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa» (LG, 11). Inoltre, attraverso il sacramento della Confermazione o Cresima, tutti i battezzati «vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere la fede con la parola e con l’opera, come veri testimoni di Cristo» (ibid.). Questa consacrazione sta alla radice della comune missione che unisce i ministri ordinati e i fedeli laici.

In proposito, Papa Francesco così osservava: «Guardare al popolo di Dio è ricordare che tutti facciamo il nostro ingresso nella Chiesa come laici. Il primo Sacramento, quello che suggella per sempre la nostra identità, e di cui dovremmo essere sempre orgogliosi, è il Battesimo. Attraverso di esso e con l’unzione dello Spirito Santo, [i fedeli] “vengono consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo” (LG, 10), sicché tutti noi formiamo il santo Popolo fedele di Dio» (Lettera al Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, 19 marzo 2016).

L’esercizio del sacerdozio regale avviene in molti modi, tutti tesi alla nostra santificazione, anzitutto partecipando all’offerta dell’Eucaristia. Mediante la preghiera, l’ascesi e la carità operosa testimoniamo così una vita rinnovata dalla grazia di Dio (cfr LG, 10). Come sintetizza il Concilio, «l’indole sacra e la struttura organica della comunità sacerdotale vengono attuate per mezzo dei sacramenti e delle virtù» (LG, 11).

I Padri conciliari insegnano poi che il popolo santo di Dio partecipa anche della missione profetica di Cristo (cfr LG, 12). In questo contesto introduce il tema importante del senso della fede e del consenso dei fedeli. La Commissione Dottrinale del Concilio precisava che questo sensus fidei «è come una facoltà di tutta la Chiesa, grazie alla quale essa nella sua fede riconosce la rivelazione tramandata, distinguendo tra il vero e il falso nelle questioni di fede, e contemporaneamente penetra in essa più profondamente e più pienamente l’applica nella vita» (cfr Acta Synodalia, III/1, 199). Il senso della fede appartiene dunque ai singoli fedeli non a titolo proprio, ma quali membra del popolo di Dio nel suo insieme.

Lumen gentium concentra l’attenzione su quest’ultimo aspetto e lo mette in relazione all’infallibilità della Chiesa, a cui inerisce, servendola, quella del Romano Pontefice. La totalità dei fedeli, che hanno ricevuto l’unzione dal Santo (cfr 1Gv 2,20.27) non può sbagliarsi nel credere e manifesta questa sua proprietà particolare mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici esprime l’universale suo consenso in materia di fede e di morale (cfr LG, 12). La Chiesa, dunque, come comunione dei fedeli che include ovviamente i pastori, non può errare nella fede: l’organo di questa sua proprietà, fondato sull’unzione dello Spirito Santo, è il soprannaturale senso della fede di tutto il popolo di Dio, che si manifesta nel consenso dei fedeli. Da questa unità, che il Magistero ecclesiale custodisce, consegue che ciascun battezzato è soggetto attivo di evangelizzazione, chiamato a dare coerente testimonianza di Cristo secondo il dono profetico che il Signore infonde a tutta la sua Chiesa.

Lo Spirito Santo, che ci viene da Gesù Risorto, dispensa infatti «tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa» (LG, 12). Una dimostrazione peculiare di tale vitalità carismatica è offerta dalla vita consacrata, che continuamente germoglia e fiorisce per opera della grazia. Anche le forme associative ecclesiali sono esempio luminoso della varietà e della fecondità dei frutti spirituali per l’edificazione del Popolo di Dio.

Carissimi, risvegliamo in noi la consapevolezza e la gratitudine di aver ricevuto il dono di far parte del popolo di Dio; e anche la responsabilità che questo comporta.


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