Mercoledì 25 marzo 2026

Udite, udite!
La festa dell’Annunciazione non è una festa mariana ma è una “solennità del Signore”, almeno così recita il calendario liturgico. Che è come dire che il protagonista dell’Annunciazione è “il Verbo che si fa carne” e non Maria che dice sì all’angelo Gabriele. Per questo, per un giorno, si ferma il cammino quaresimale e si vive la lieta coscienza di Dio che viene in mezzo a noi. E’ il giorno che inizia la storia!
Sarebbe bello che oggi ciascuno ricordasse l’Angelo che è entrato nella sua vita portando l’annuncio di Cristo, sarebbe bello poter dire Grazie a quel Gabriele che ci ha annunciato che Gesù sarebbe entrato nella nostra esistenza. Ma forse ancora più bello sarebbe vivere con la coscienza di questa preferenza.

Ieri mattina ho incontrato al bar una signora che, mentre facevo colazione, mi ha raccontato della sua vita e in particolare della profonda gratitudine a don Giussani che aveva incontrato da giovane perchè, facendole conoscere la fede, le aveva aperto una stima di sè e del mondo che altrimenti non avrebbe mai avuto.
La cosa mi colpiva perché sapevo che questa donna aveva fatto una grande carriera lavorativa, aveva avuto una bella famiglia e dei bellissimi figli e nipoti, eppure lei aveva chiaro che quell’incontro le aveva riempito la vita di una promessa che si era poi concretizzata negli anni seguenti.

L’immagine di apertura è del Beato Angelico, Annunciazione, ante 1435, Museo del Prado, Madrid.
Mi piace un sacco perchè qui non ha fatto solo la foto di un fatto ma ha anche composto una scena con tanti messaggi. A me, sapete piacciono le piccolezze, fa impazzire quell’angelo sghembo: il corpo da una parte e le ali dietro la colonna, per non correre il rischio che sembrasse fuori dalla scena.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Vangelo secondo Luca 1,26b-38.

Tutti vorremmo essere guardati, riconosciuti e stimati; Ma l’angelo del Signore è mandato a quella ragazzina che la storia altrimenti non avrebbe mai conosciuto, se il buon Dio non l’avesse preferita. A lei Dio ha pensato, a lei ha mandato il suo angelo, a lei Dio stesso si dona come forza feconda nello Spirito Santo. Ma quanto è preferita Maria? Ma quanto è amata da Dio?
Questo brano del vangelo di Luca abbiamo bisogno di leggerlo spesso per poterci accorgere di quanto è grande l’amore di Dio, di quanto è strabiliante il suo sguardo: nulla è impossibile a Dio.
Altrimenti finisce che pensiamo davvero che solo il male degli uomini è senza limiti e confini.

E che commozione considerare che questo amore che Dio ha per Maria è lo stesso che il buon Dio ha per ciascuna delle nostre facce! Così nasce in noi il desiderio e la chiamata ad amare allo stesso modo: per sempre.


Come mettersi nella condizione di vederlo? Credo si tratti di essere semplici di cuore, solo chi è semplice sa arrendersi alla concretezza di un fatto senza il problema di doverlo definire prima. Stare a ciò che accade è la cosa più bella ma credo anche che sia molto difficile, è intraprendere una strada che non decidi e definisci tu.
Don Giussani che però ci è padre ci fornisce anche un’altra strada, più bella e facile: guardare coloro che da quel fatto sono stati presi. Tu guardi qualcuno o pretendi di fare da solo?


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *