Giovedì 9 aprile 2026

Quello che conta davvero.
Una giornata bella, con incontri davvero spettacolari, dove la cosa che viene a galla di continuo è il bisogno di vivere intensamente la vita: che si sia nella commozione di un amore che nasce o nella fatica di una malattia che sembra chiudere ogni prospettiva; in mezzo tanta vita quotidiana e, sopratutto, tante persone alla scoperta di sè.
Che cos’altro chiedere alla vita? Quando la grazia è quella di essere testimone che cosa puoi chiedere di più? Semplicemente di diventare protagonista. E questo è ciò che invece questo tempo cerca di evitarci, perchè il protagonista è un uomo libero e quindi non manipolabile in nessun modo.

Ieri ho visto questo in una cosa semplice e comune: avevamo la Scuola di Comunità con i ragazzi che hanno appena concluso l’università e mi ha colpito ascoltare alcuni di loro che non considerano nemmeno la laurea, il lavoro, gli amici, l’amore come punti di arrivo, fonti di una certezza appagante; per quei ragazzi la questione è tutt’altro: come andare al fondo delle cose, perché il desiderio è sempre e solo quel Gesù che si è incontrato.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo ai discepoli e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».

Vangelo secondo Luca 24,36b-49.

“Toccatemi”. Il Risorto è uno che “si tocca”, non è uno che “si parla”; accogliere la Risurrezione non può essere solo un atto di fede ma è un atto di fede che si costruisce sulla concretezza di un’esperienza reale, senza quel toccare non ci sarebbe altro che una fede astratta mentre la fede in Cristo è credere nella bontà di un fatto che rende buona tutta la vita. Si crede perché si è sperimentato un destino buono, almeno come intuizione.
E anche se si tocca, credere, cioè accogliere la vita come destino buono, non è facile quando quello che c’è in gioco con il credere è l’adeguare la vita all’incontro fatto.
E così Gesù si mette anche a mangiare davanti a loro, cioè compie il gesto più naturale che un uomo possa compiere, perché appaia sempre più corrispondente quel sì.

A chi ha il coraggio di stare davanti al Risorto che mangia il pesce è data anche la possibilità di capire le Scritture, la vita intera. C’è davvero bisogno di vederlo questo Risorto per poter stare dentro la vita sino in fondo!


Come sarebbe interessante sapere cosa ciascuno trattiene negli occhi e nel cuore. Sapremmo immediatamente se e come Gesù centri con la vita. Possono esserci tante cose che investono la vita ma ciò che riempie gli occhi e il cuore è davvero per sempre.
Chiediamo di poter riconoscere che quella Presenza, riconosciuta come decisiva, è il Segno di un Altro.


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