Trovano tutti i modi per colpire.
Le foto di ieri mattina non erano le stesse di quelle serali.
Ieri sera, sul Corriere, ad accrescere il senso del dramma, hanno messo quei quattro volti sorridenti.
Quattro persone morte, quattro persone che non ci sono più, morte mentre facevano una cosa che amavano, e che sapevano fare, per essere scesi fin la sotto.
Morti in un “paradiso”, mi dicono. Nuotando nell’infinito, hanno continuato a nuotare dal mare al cielo.
Usati per attrarre qualche secondo in più sulla pagina, per qualche secondo in più di pubblicità.
Ma loro, quelli che hanno pubblicato i loro sorrisi, non sanno che quei sorrisi ora sono veri. Per sempre.
In questo tempo dove l’informazione deforma è davvero importante vedere i volti oltre le maschere, per poter ritornare a guardare ciò che conta per noi e non per questo cinico mondo.
dalla liturgia ambrosiana:
MARTEDI’ della VII° settimana di PASQUA
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».
Vangelo secondo Giovanni 15,9-11.
Gesù ama di un amore che non è suo, non c’è nulla di istintivo o personale nel suo dare la vita per noi, ama come è amato, e questo rende ancora più commovente l’amore che Cristo ha per noi. Non c’è sentimento ma solo un amore che nasce dall’amore stesso di Dio: “Come” …
E il senso di questo amore “ad imitazione” è perché solo quell’amore dona la gioia che permane nella vita; avere la coscienza di quel dono immenso riempie di una letizia che va ben oltre l’amore stesso.
Che l’amore di Cristo non sia suo ma sia l’amore del Padre è un “dettaglio” che non avevo mai considerato davvero e pensarci ora mi fa rendere conto di quanto la storia della salvezza sia un disegno, non perché tutto sia già determinato ma per questo dare tutto.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo sesto
LA PEDAGOGIA DI CRISTO NEL RIVELARSI
1. Le linee essenziali della pedagogia rivelativa
b) La necessità di una rinuncia
Ma via via che il tempo passa Gesù aggrava la sua richiesta. La chiamata a seguirlo non si identifica solo con la prontezza a riconoscerLo giusto, meritavole di fiducia, ma è congiunta alla necessità di «rinunciare a sè stessi».
Rinunciare a sè non è mai semplice perché comporta la necessità di guardare ad altro per avere consistenza. Ma per appoggiarsi ad altro occorre essere ragionevolmente certi che “quell’altro” tenga il peso della nostra vita.
Sarà per l’età che avanza e per il dato, non essermi ancora lasciato andare ad una rinuncia di me, ma credo che questo passo abbia una qualche minima possibilità di accadere solo se aumenta a dismisura il fascino di quell’uomo senza paragone. Allora forse potrò davvero rinunciare a me.
Ma solo per Lui e non per lo sforzo di chi ha capito.
Buona giornata,
donC

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