A proposito del vangelo di oggi e di quello che è accaduto alle Maldive:
“Il problema fondamentale dell’umanità da 2000 anni è rimasto lo stesso… amarsi“. Queste parole mi hanno colpito quando le ho lette, le ha scritte Federico, il ragazzo di Giorgia, una delle vittime di quell’incidente. Il testo della lettera è stato pubblicato per intero dal Secolo XIX, vi riporto solo qualche pezzetto: “Ho imparato che bisogna ringraziare di più per il presente, perché è l’unica cosa che abbiamo davvero – scrive Federico -. Bisogna vivere senza aspettare sempre il momento giusto, senza rimandare ciò che ci rende felici. Dovremmo avere il coraggio di amare di più, dire quello che sentiamo, abbracciare forte le persone a cui vogliamo bene e goderci ogni attimo anche quelli che sembrano banali o stupidi. Perché spesso sono proprio quei momenti a diventare i ricordi più preziosi – prosegue -. La vita corre veloce e non ci avvisa mai quando qualcosa sta per finire. Per questo oggi credo che vivere davvero significhi esserci: con il cuore, l’anima, con sincerità. Significa ridere senza paura, emozionarsi, fare follie, creare ricordi, perdonare, lasciare andare ciò che pesa e tenersi stretto ciò che conta davvero. Il problema fondamentale dell’umanità da 2000 anni è rimasto lo stesso… amarsi. Solo che ora è diventato molto più urgente, e quando oggi sentiamo ancora ripetere che dobbiamo amarci l’un l’altro, sappiamo che ormai non ci rimane molto tempo. Affrettiamoci ad amare, noi amiamo sempre troppo poco e troppo tardi” scrive Federico che conclude “Giorgia e Monica sono la nostra felicità. Vi amo e vi porterò per sempre nel mio cuore“.
A noi, in qualche modo, tutte queste cose possono suonare già sapute o quantomeno note; è per la grazia di un incontro che ci ha cambiato la vita. Ma che grazia potersele sentir ripetere da uno che dovrebbe maledire e invece ci sfida a ripartire.
dalla liturgia ambrosiana:
MERCOLEDI’ della VII° settimana di PASQUA
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Vangelo secondo Giovanni 15,12-17.
Il comandamento che Gesù lascia ai suoi amici, a coloro che lo vogliono imitare, se ci pensate, è davvero particolare, non è un invito a imitarlo ma ad amarsi gli uni gli altri. Nella storia non c’è leader che abbia chiesto questo, o meglio non c’è leader che non abbia chiesto di essere imitato: “voi seguite me e chi se ne importa degli altri”.
Gesù ci dice che non c’è amore più grande del dare la vita, non per lui ma per gli amici. E c’è poco da fare: ci ama come Gesù chi ci chiede, come Gesù, di dare la vita per gli amici.
Abbiamo bisogno anche di non scordare quel “il vostro frutto rimanga”, non siamo al mondo per caso e nemmeno siamo al mondo per accontentarci ma per lasciare un frutto che sia per sempre, e questo non per un merito ma per un compito: ci è stato chiesto di arrivare sino lì, sino a lasciare un segno di Lui attraverso le nostre vite.
A ridosso del dono dello Spirito si palesano le cose da chiedere!
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo sesto
LA PEDAGOGIA DI CRISTO NEL RIVELARSI
1. Le linee essenziali della pedagogia rivelativa
c) Di fronte a tutti
seguirlo fino al punto da saper abbandonare quanto si ritiene proprio; stare con Lui di fronte a tutti altrimenti non sarebbe veramente pieno l’aderire a Lui quand’anche ci si fosse staccati da ogni cosa.
Mi colpisce la sottolineatura di don Giussani che ci mostra che si può anche dare tutto per Gesù ma senza farlo davanti a tutti. Abbiamo il cuore che desidera dare tutto ma poi abbiamo vergogna di essere Suoi davanti agli altri; magari anche solo per il tempo di un segno di croce prima di pranzo.
Essere suoi davanti a tutti a tutti non è un problema legato a un modo di fare è invece un problema legato alla concezione di sé, finchè essere suoi non è una gioia non sembrerà conveniente rivelare la propria appartenenza.
Buon mercoledì,
donC

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