Venerdì 29 maggio 2026

Veniva giù che Dio la mandava.
Ieri, in serata, l’aria prima si è fatta scura e poi ha iniziato a restituirci tutto il sudore dei giorni scorsi, sotto forma di chicchi ghiacciati e di scrosci furibondi.
Solo che invece di rinfrescare si è fatto tutto più umido.
Avevamo previsto di recitare il Rosario in piazza e non lo si è potuto fare. C’era l’intenzione di provare a essere segno di Lui in quella piazza sempre abitata. Forse ci ha mostrato che non era il momento.
Tutto ciò non ha impedito ad un gruppo di impavidi di tenere il concerto già programmato in chiesa, come post Rosario, E se i coristi, intenti a provare, non si erano troppo resi conto della situazione e del disagio, erano invece ben consci della situazione tutti coloro che sono usciti di casa sotto il diluvio per venire a sentir cantare.

Davvero c’è una bellezza che muove il mondo, e forse noi dobbiamo tornare a chiedere di fidarci di lei per poter incontrare i segni di Lui.
In una chiesa apparecchiata, stile forno ventilato, è accaduto di vedere un pezzetto di ciò che cerchiamo quando cerchiamo il fresco. Che respiro!


dalla liturgia ambrosiana:

Vigilio, terzo vescovo di Trento, visse nel IV secolo e fu amico di sant’Ambrogio. Ottenne da lui tre missionari per evangelizzare la Val di Non: Sisinio, Martirio e Alessandro, che furono martirizzati nel 397, il 29 maggio, in località san Zeno. Di loro dà testimonianza Vigilio stesso in due sue lettere: una indirizzata a san Simpliciano, successore di Ambrogio, e l’altra a san Giovanni Crisostomo. Scrive di loro che erano oriundi dell’Asia minore; Sisinio, uomo già anziano, era cristiano fin dall’infanzia, e dopo aver edificato la prima chiesa in Val di Non, fu ordinato diacono di quella stessa chiesa.
Degli altri due suoi compagni, il lettore Martirio, che anteriormente al catecumenato era di professione militare, esercitava la funzione di cantore e catechista, mentre Alessandro, suo fratello, era ostiario della chiesa. Sisinio trovò la morte nell’opporsi all’imposizione fatta a una famiglia cristiana di sacrificare agli idoli; aggredito dalla popolazione locale inferocita, fu ucciso assieme a Martirio. Dopo averli gettati sul rogo, innalzato con le travi della chiesa abbattuta, volevano costringere Alessandro ad apostatare. Ma egli, pronunciando la sua professione di fede, ancora vivo, affrontò le fiamme.
Le loro reliquie furono inviate da Vigilio a Costantinopoli e a Milano dove il loro culto è ancora vivo oggi.

In quel tempo. Il Signore Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.

Vangelo secondo Luca 6,12-16.

Sembra che a Gesù piacesse dare i nomi: ai singoli, Pietro, come all’intero gruppo, gli apostoli. E non credo sia una cosa casuale, a Gesù piaceva che le cose fossero le “sue”, cose, persone, situazioni e rapporti, ricevono da Gesù il loro proprio nome perché tutto deve essere nel segno del rapporto con Lui.
In fondo il nome, da sempre, dice di chi sei, a cosa sei legato. E un nome a caso non indica nulla. Per questo mi è sempre stata simpatica l’idea di certi ordini religiosi dove, quando si entra “in religione” si cambia il nome.
Non potendo impormi il nome di Maddalena probabilmente, e presuntuosamente, avrei scelto di chiamarmi Disma.


Don Giussani fa un’affermazione giusta dal punto di vista del metodo, mentre qualche esegeta potrebbe discutere sulla reale progressività della presa di posizione e della rivelazione. Ma noi non stiamo facendo esegesi, stiamo imparando a percepire che Gesù non butta davanti agli occhi la verità, per evitare di essere incompreso mentre ci tiene a far sì che le sue parole non cadano nel vuoto. In fondo il nostro Dio è un buon promoter di sè stesso, il punto è che però tutto questo lo fa per noi, lo fa per me, perché io possa accogliere il meglio possibile la sua Parola.
Così anche noi ad un certo punto, di certe esperienze e di certi fatti, di certe persone e di certe parole, non abbiamo potuto non chiederci: “ma se qui non c’è l’opera di Dio di cosa si tratta”?


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