Lunedì 1 giugno 2026

Se lo scopo di queste righe iniziali è raccontare dove mi è accaduto di scorgere la Sua presenza, allora devo premettere che ieri è stata una di quelle giornate che io definisco, forse un pò troppo sbrigativamente, da “deserto dei tartari”.
La piazza è stata insolitamente silente, per la quasi totalità della giornata, l’unica presenza avvertibile era il caldo, messaggi ne sono arrivati pochi, incontri solo un paio e null’altro da rilevare.
Alle 20,30 mi è persino venuta voglia di fare un giro al Carrefour per vedere qualcuno. Così male stavo messo. Ma ho tenuto duro.
Mi sono dato alla lettura.
Mi sono messo anche a preparare le cose in modo da poter riprendere questa mattina a “tentare” di lavorare su un’icona.
Tutto con la sensazione di dover riempire un “buco”.

E così poi mi sono reso conto che è proprio quel buco che avevo dentro, l’avvenimento della giornata, il gesto di Lui che tornava a mostrarmi che io sono fatto per l’infinito, per l’azzurro pallido del cielo pieno di afa.
Quella mancanza che grida dentro è la mancanza di una mano che ti accompagna e che non ti lascia mai.
E’ una presenza che è accaduta e che lascia il suo sigillo per sempre, anche quando capita che nemmeno ci pensi.

Ti prego, non lasciare che io smetta di avere quel “buco”.


dalla liturgia ambrosiana:

Il pagano Giustino nacque a Flavia Neapolis, in Samaria. Incontrò il cristianesimo verso il 130, dopo essere passato, attratto dagli studi filosofici, nelle varie scuole del pensiero greco, dove cercò risposta ai suoi interrogativi esistenziali. La sua adesione alla vita cristiana avvenne attraverso la testimonianza dei martiri.
A Roma fondò una scuola per diffondere il cristianesimo, ed ebbe il merito di riconoscere presenti “i semi del Verbo” al di là della Chiesa visibile, radicando l’annuncio della novità cristiana nella sapienza dei filosofi pagani e nei profeti d’Israele. Scrisse due Apologie, e il Dialogo con l’ebreo Trifone. Morì martire attorno all’anno 165,

In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria».

Vangelo secondo Luca 4,14-16. 22-24.

Anche Gesù ha bisogno della potenza dello Spirito, come san Francesco aveva bisogno di santa Chiara, come Giussani ha avuto bisogno di Manfredini, … la storia è piena di queste figure importanti e decisive che hanno potuto compiere il loro cammino solo per la presenza di un compagno che ha dato loro spunto per il loro percorso.
Gesù senza lo Spirito sarebbe stato solo testimone di sè, con lo Spirito diventano insieme testimoni di un Amore possibile.
Chi può farci compagnia allo stesso modo?

“Nessun profeta è bene accetto nella sua patria”. Sento parlare spesso degli amici come del dono più grande, ma se è vero quello che dice Gesù forse dobbiamo preoccuparci di avere in mente che è la nostra patria, l’amicizia che consideriamo casa, che potrebbe essere anche il luogo della nostra grande prova. E questo non ci deve staccare un millimetro dai nostri amici!


Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Nell’Enciclica Mediator Dei, Venerabile Pio XII scrive che «la Chiesa è un organismo vivente, e perciò, anche per quel che riguarda la sacra liturgia, ferma restando l’integrità del suo insegnamento, cresce e si sviluppa, adattandosi e conformandosi alle circostanze e alle esigenze che si verificano nel corso del tempo» (I,V).

In piena continuità con questo principio, il Concilio Vaticano II nel Proemio della Costituzione Sacrosanctum Concilium (SC) riconosce come «suo dovere interessarsi in modo speciale anche della riforma e della promozione della liturgia» (n. 1). L’assise conciliare era stata riunita, infatti, con lo scopo «di far crescere sempre più la vita cristiana tra i fedeli, di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti, di favorire tutto ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo e di rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa» (ibid.).

In quel momento storico si avvertiva fortemente la necessità di un rinnovamento delle forme rituali, mediante le quali da secoli la Chiesa aveva realizzato la glorificazione di Dio e la santificazione del popolo cristiano. Grazie al Movimento liturgico era maturata la convinzione, espressa in seguito da San Giovanni Paolo II, che «esiste un legame strettissimo e organico tra il rinnovamento della liturgia e il rinnovamento di tutta la vita della Chiesa. La Chiesa non solo agisce, ma si esprime anche nella liturgia e dalla liturgia attinge le forze per la vita» (Lett. Dominicae Cenae, 13).

Per favorire l’accesso dei fedeli alla ricchezza dei doni di grazia dispensati dalla sacra liturgia, la Costituzione Sacrosanctum Concilium indica dunque con una formula molto efficace la direzione da seguire: «conservare la sana tradizione e aprire a un legittimo progresso» (SC, 23).

Papa Benedetto XVI ha colto in questa dichiarazione d’intenti il «programma di riforma» dei Padri conciliari, «in equilibrio con la grande tradizione liturgica del passato e il futuro», notando come «non poche volte si contrappone in modo maldestro tradizione e progresso», mentre, «in realtà, i due concetti si integrano: la tradizione include essa stessa in qualche modo il progresso. Come a dire che il fiume della tradizione porta in sé anche la sua sorgente e tende verso la foce» (Discorso ai partecipanti al Convegno nel 50° anniversario di fondazione del Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo, 6 maggio 2011).

Il Concilio afferma la legittimità di tale progresso radicato nell’autentica Tradizione, distinguendo all’interno della liturgia «una parte immutabile, perché di istituzione divina», da «parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stessa liturgia, o si fossero rese meno opportune» (SC, 21). Mutamenti di questo genere sono avvenuti costantemente lungo i secoli al fine di consentire ai fedeli una fruttuosa partecipazione, per mezzo delle azioni rituali, al mistero pasquale di Cristo, fondamento della fede cristiana. Il culto della Chiesa si è dunque “incarnato” nelle forme culturali di ciascuna epoca ed è stato capace di influire su di esse e addirittura di trasformarle. La liturgia è stata così, per secoli, un motore di evangelizzazione. Oggi occorre rinnovare questa energia in continuità con l’autentica e viva tradizione cattolica, cioè secondo una dinamica volta a introdurre i credenti alla pienezza della verità.

Si comprende allora perché i Padri conciliari abbiano raccomandato che la revisione dei riti, quando corrisponde a «una vera e accertata utilità della Chiesa», sia sempre compiuta «con l’avvertenza che le nuove forme in qualche modo scaturiscano organicamente da quelle esistenti» (SC, 23). Per il bene di tutta la Chiesa, ogni riforma dev’essere sempre «preceduta da un’accurata ricerca teologica, storica e pastorale» (ibid.). Il Magistero conciliare, in questo modo, invita a evitare il disorientamento dei fedeli, dissuadendo chiunque dall’aggiungere o togliere o modificare qualcosa, in materia liturgica, di propria iniziativa (cfr SC, 22). Il progresso evocato dalla Costituzione conciliare non compromette affatto la comunione ecclesiale: intende piuttosto confermarla e favorirla.

Esorto pertanto tutti coloro che sono chiamati a preparare la celebrazione dei divini misteri, in particolare i sacerdoti che esercitano il ministero della presidenza liturgica, a custodire sempre quel rispetto dei testi e degli ordinamenti della liturgia che nasce dall’atteggiamento interiore di disponibilità e di affidamento a Dio, manifestando umiltà davanti alla sua grandezza e fedeltà sincera alla comunione ecclesiale.


Commenti

Una risposta a “Lunedì 1 giugno 2026”

  1. Gabriella

    Grazie! Perché sai leggere dentro il mio “buco”

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