Mercoledì 17 giugno 2026

Se mi metto di fronte alla realtà non posso che esserne colpito. E’ grembo di una vita che non è frutto mio e nemmeno dei miei sforzi. Come ogni madre e padre vedo crescere qualcosa che va ben oltre quello che posso anche solo immaginare.
Ieri sera, come ogni settimana, prima di cena un gruppo di una quindicina di ragazzi, i “segretari”, si è trovato per preparare tutte le cose per la vacanza che sarà a fine luglio, otto settimane di lavoro insieme perchè tutto possa filare via liscio come l’olio, servendo qualcuno che va ben oltre delle facce dei 350 che saranno in vacanza. E intanto si fanno pure l’aperitivo, dopo una giornata di studio a ridosso degli esami.
Dopo i segretari, sugli stessi tavoli hanno cenato i “responsabili”, quelli che si occupano del programma e dei contenuti da proporre sempre nella stessa vacanza; in questo caso erano una ventina di persone, che hanno discusso e programmato dalle 20 alle 23. Anche loro nel bel mezzo di una sessione d’esame.

Qualcuno, un pò scettico, forse avrebbe da chiedere: ma dove lo vedi Gesù, che cosa c’entra con questi ragazzi dal cuore d’oro?
Beh, provate voi a dare spiegazione di quello che è accaduto ieri sera, fedele, gratuito e lieto. Io ci vedo un Altro. Basta guardare e lasciarsi stupire.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Disceso con i dodici, il Signore Gesù si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti».

Vangelo secondo Luca 6,17-23.

La sottolineatura di Luca, che fa da premessa al discorso della montagna, è che tutti accorrono a Gesù ma lui non si tira indietro: lui c’è e c’è per tutti. Parto da questa sottolineatura marginale per dire che Gesù non dirà le parole che seguono solo per i suoi, per quelli che ci credono ma per tutti quelli che sono lì, anche solo per curiosità, lui non fa mancare a nessuno la possibilità di sentire i lcuore del suo annuncio.
Semina in tutti la cosa più importante e cara, poi sarà il tempo e la ragione del singolo uomo che aprirà la mente e il cuore alla adesione nella fede.
“Perché da lui usciva una forza che sanava tutti”, dobbiamo chiederci sempre se queste parole sono anche alla base della nostra fede di oggi, se le diciamo all’inizio del nostro sì; non dire queste parole significa che stiamo magari anche seguendo Gesù, la sua compagnia, ma per abitudine. Dove abbiamo visto la forza che sana tutti?
Questo sta all’origine dell’essere “beati”.


Si tratta del capitolo in cui Gesù dona sé stesso nell’ultima cena e poi ci sono l’arresto e il processo davanti al sinedrio. Lì si vede molto chiaramente l’origine delle parole di Giussani: l’esigenza di giustizia resta anche quando l’uomo si muove per odio, per puro e semplice odio verso qualcuno.
Lo vediamo tutti i giorni nelle parole dei vari potenti delle nazioni in guerra: sempre occupati a dire che le loro azioni sono “giuste”.
Ma c’è giustizia quando non si guarda in faccia il bene delle persone?

Evidenzio questo passo perché sarà questo come l’estremo momento in cui si è costretto Gesù a dire chi egli sia, a rivelare a tutti la sua enorme pretesa.


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