Se credete che basti il caldo per arrivare al culmine vi sbagliate di grosso, per arrivare al limite della sopportazione il buon Dio ha tecniche molto più sofisticate ed elaborate di quelle degli sceneggiatori di fumetti come “Tex” che da quasi cento anni pubblicano ogni santo mese una nuova storia dell’eroe del West.
Ieri, nel primo pomeriggio, il buon Dio ha deciso di divertirsi così: dapprima ha mandato un uomo, completamente ubriaco, a importunare i ragazzi dell’oratorio estivo; questo personaggio passando in strada ha sentito il rumore e i balli dei ragazzi e ha deciso di entrare a fare lo splendido, solo che ben presto si è alterato e ha cominciato a imprecare a chiunque, l’intelligenza del ragazzo responsabile l’ha indotto pian piano ad andarsene. Peccato che come ultimo segno della sua incontenibilità ha urinato in strada davanti ai passanti.
Poi è andato in chiesa e lì ha deciso di farsi una dormita, smaltendo così la sbornia.
Ad una certa ora sono sceso a controllare dove fosse e cosa avesse combinato, erano trascorse quasi due ore, ed era ancora lì, con una temperatura in chiesa che avrebbe sciolto anche ogni forma vivente. E così ho trascorso il resto del pomeriggio con il pensiero di ciò che avrebbe potuto succedere per via di quel personaggio.
Fino a sera quando sono tornato per chiudere, e quell’uomo se ne era andato. Allora ho fatto il giro della chiesa con cura e non ho trovato nulla di fuori posto.
Non è per il caldo che ci lamentiamo ma perché ci impedisce di fare quello che vorremmo; stare alla realtà, accogliendola, è sempre una fatica che ti è chiesta per rendere puro e vero il nostro sì.
Facile dire sì nel tepore della primavera, stando sotto una pianta a leggere un libro che ci fa respirare ancora di più.
dalla liturgia ambrosiana:
MARTEDI’ della IV° domenica dopo PENTECOSTE
In quel tempo. Quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, il Signore Gesù entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
Vangelo secondo Luca 7,1-10.
il centurione aveva molti soldati al suo comando, non cento ma circa ottanta, ed essendo quei soldati mercenari doveva essere davvero complicato mantenere un livello di umanità vero, eppure in questo l’evangelista Luca si premura di farci notare che quell’uomo, duro e abituato a essere solo, aveva caro il suo servo. Anche gli anziani parlano di lui come di un uomo che è amico, che sa andare loro incontro e che li aiuta nelle cose pubbliche.
Ci troviamo di fronte a un personaggio che, per condizione, dovrebbe aver perso la sua umanità mentre in realtà non è affatto così: il centurione è un uomo che non ha smesso di seguire il suo cuore: ama.
E come tutti coloro che amano sa riconoscere che non è lui l’origine dell’amore e dell’attenzione che ha nella vita: dipende da chi gliela mette in cuore, per questo chiede a Gesù “di’ una parola”, a chi ama basta una parola.
Gesù “vede” questo cuore che nonostante tutto continua a bruciare d’amore, e allora concede la grazia di quella guarigione che, attenzione, non è cura per il servo ma dono per il suo padrone.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo settimo
LA DICHIARAZIONE ESPLICITA
4. La discrezione della libertà
L’affermazione di Gesù è semplicemente un fatto, e i fatti fanno venire a galla l’atteggiamento di fondo del cuore umano, se cioè esso è chiuso o aperto di fronte al mistero dell’essere.
Con la solita apparente semplicità don Giussani ci ribadisce che la verità del nostro cuore, quello che davvero desideriamo, emerge quando stiamo di fronte ai fatti, alla realtà delle cose. Allora capita di veder emergere la posizione che abbiamo di fronte alle cose.
Per questo oggi tutti evitano di dover affrontare la realtà dei fatti, tutti cercano di fare dei discorsi sulle intenzioni e sulle ragioni; di portare a galla le vere ragioni delle cose invece interessa sempre meno perché ciò significa in qualche modo mettersi a nudo e raccontarsi per quello che si è.
Evitiamo quindi di stare davanti al fatto di Cristo per evitare di dover prendere posizione, per non dover mostrare chi è Lui per noi, davvero.
Buon martedì,
donC

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