Sarà anche san Giovanni ma qualcuno preferisce sempre sant’Antonio, nel senso della catena.
Spesso, anche ieri, mi capita di raccogliere in chiesa biglietti e bigliettini con delle preghiere che terminano sempre con queste o simili parole: “per ottenere la grazia che chiedi lascia per quindici giorni quindici foglietti ogni giorno, al cadere del quindicesimo giorno riceverai la grazia speciale che desideri”.
Non una grazia ma una grazia speciale, credo sia una grazia di quelle della serie: “questo non osare nemmeno sperarlo”.
Addirittura c’è chi chiede di lasciare mille biglietti al giorno invece degli ordinari quindici, e allora potrai avere la grazia richiesta.
Insomma una vera catena di sant’Antonio.
La cosa mi intristisce sempre perché è una ritrascrizione della fede in termini davvero banali, che riducono un incontro a una superstizione.
L’esito è che quello che dovrebbe essere un rapporto Padre-figlio diviene una sorta di dipendenza violenta e ricattatrice: “se fai quello che voglio ti do quello che vuoi”. Altro che adolescenti.
Domandiamo che sia sempre e solo la riconoscenza di ciò che riceviamo a farci muovere e a farci parlare: “la bocca parla della pienezza del cuore” (Mt12).
dalla liturgia ambrosiana:
NATIVITA’ di san GIOVANNI BATTISTA
In quel tempo. Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo».
Vangelo secondo Luca 1,57-68.
Giuro. Sono anni che cerco di capire se il san Giovanni che nasce di oggi è quello che festeggia mio fratello Giovanni o se ne ha un altro. Tutte le volte me ne scordo.
E poi sti san Giovanni sono un troppi per i miei gusti, hanno colonizzato il calendario liturgico come la processionaria le nostre piante. E, al di là della banalità ad effetto, credo ci sia da chiarire subito una questione: la nascita del Battista è celebrata in funzione del Cristo, serve a ricordarci che c’è una intera storia, quella degli uomini, che tende in modo pieno alla persona di Gesù. Altrimenti con tutti sti san Giovanni si rischia di creare una devozione personale e su misura: vi immaginate una combriccola di mangiatori di schifezze e trasandati nel vestire e nella vita per essere precursori di Gesù?
Il nome è la grande insistenza di questo brano: il bambino che preparerà la strada a Gesù non lo farà per un senso di responsabilità, non lo farà nemmeno per un compito ricevuto; il nome Giovanni significa “Dio ha avuto misericordia”. Il Battista preparerà la strada al Cristo semplicemente perchè sarà conscio che è oggetto di misericordia. Colui che non doveva nascere ora c’è.
Per quel dono vale la pena dare tutto.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo settimo
LA DICHIARAZIONE ESPLICITA
4. La discrezione della libertà
Il problema cristiano si risolve con gli stessi termini con cui si pone: o ci si trova davanti a una follia o quell’uomo, che dice di essere Dio, è Dio.
Con questa frase vorrei chiudere il lavoro della Scuola di Comunità per questo anno, mi pare che queste poche parole riassumano il dramma della vita di chi ha incontrato Gesù: o è ridotto a follia, non nel senso del “matto” ma nel senso, più borghese, dell’impossibile oppure Gesù è Dio cioè è tutto per la vita di chi crede: riferimento e criterio di giudizio per ogni azione e gesto.
Tutti vorremmo, a questo punto, poter dire che Dio è Dio. Ma forse quel desiderio in molti è ancora solo un desiderio lontano, all’orizzonte della vita, perché da soli non possiamo pensare di “adeguarci” al desiderio che ci brucia dentro, abbiamo bisogno di imparare l’arte della mendicanza. Come facciamo per il fresco in questi giorni di calura.
Buona giornata,
donC

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