Mercoledì 1 luglio 2026

Ero a pranzo con uno studente del Poli, nella pizzeria dove mi capita di andare quando ho bisogno di chiacchierare e insieme di mangiare qualcosa; lui mi ha raccontato di sè, della sua sessione d’esame, e anche del come procedono le cose nella vita. Mi ha anche posto un paio di questioni sul futuro cui ho cercato di rispondere, ma credo di dover riprendere con lui la cosa.
Pranzo tranquillo e abbondante, dove ho constatato ancora una volta che finire una pizza mi costa fatica, e dopo il caffè mi reco alla cassa per pagare.

Mentre attendo il signore per compiere il mio dovere, signore che nel frattempo sta facendo le pizze, mi rendo conto di un biglietto appeso ad una finta pianta di orchidea, un testo del libro di Osea: “dall’Egitto ho chiamato mio figlio”.
Mi ha fulminato.
I proprietari della pizzeria non sono gente emigrata per fare fortuna, come sono solito guardarli, piuttosto sono gente che viene dalla terra di Gesù: tra le loro case è cresciuto Gesù bambino e ragazzo; e noi che guardiamo sempre a quella terra come a un grande paese dal passato storico, ma oggi assolutamente irrilevante: Gesù viene anche da lì. Per noi però l’Egitto è la terra delle piramidi o del mare di Sharm el SheiKh, difficilmente è il posto dove la sacra Famiglia si è rifugiata per sfuggire alla morte. In effetti quella fu una lunga parentesi che diede forma alla persona di Gesù e che gli insegnò la vita con i suoi genitori.

Mentre tornavamo verso san Pio mi sono chiesto se per caso la disattenzione alla storia di Gesù, a tutta la sua storia, non possa essere l’origine della disaffezione alla mia, alla nostra.
Cancelliamo i punti oscuri o gli errori solo per poter mettere in luce il meglio, ma quel meglio, in cui magari viviamo, di che cosa è frutto?


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Andarono dal Signore Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

Vangelo secondo Luca 8,19-21.

Bel vantaggio!
La sola cosa che potresti ostentare con Gesù è l’appartenenza alla stessa famiglia mentre Lui nemmeno considera la cosa! Nemmeno ad essere parenti puoi avere dei vantaggi; quel Figlio è così spalancato al mondo che non ha più nemmeno la preferenza per la mamma!
Conosco più di una “sciura” che avrebbe sgridato Gesù per quel suo modo di fare distaccato: non le corre incontro, non la abbraccia, né la bacia, non la fa accomodare vicino a sè, lei che pure l’aveva cambiato chissà quante volte, e che l’avrebbe poi accompagnato fin sotto la croce.
Gesù si ricorderà della sua mamma solo sotto la croce, quando la affiderà a Giovanni e a lei metterà in braccio Giovanni, come figlio.
Ascoltare e mettere in pratica sono le caratteristiche dei parenti di Gesù, per questo abbiamo un sacco da imparare guardando Maria e Giovanni; ne uscirà una umanità nuova, una nuova e definitiva famiglia.


Commenti

2 risposte a “Mercoledì 1 luglio 2026”

  1. Il mio non è un commento ma è l’unico modo che ho per ringraziare tutte le amiche e gli amici che partecipano alla Messa delle ore 8 in San Pio per gli auguri e il bellissimo mazzo di fiori che mi hanno regalato per mezzo di Maria e di Gabriella. Chiedo in cambio un Grazie per me al Signore, perché io non sono capace di farlo fino in fondo. Rita

  2. Laura Loconte

    Mi è tornata in mente la mostra del meeting in cui qualcuno ha voluto aiutarci a conoscere e a ricordare questa parte della vita di Gesù e quello che ha generato!

    LA FUGA. IN EGITTO HA VISSUTO MIO FIGLIO – Meeting di Rimini https://share.google/0RxT2BGQZPZKxPLNC

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