VI° dopo PENTECOSTE | 5 luglio 2026

In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti. Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro».

Vangelo secondo Luca (6, 20-31.)



Alzati gli occhi verso i suoi discepoli
Non ci sono solo i discepoli in questa scena, Luca ha premesso poco prima di queste parole che ci sono molte persone; Gesù si rivolge solo ai suoi discepoli perché sta cercando di educarli nel loro slancio alla sequela, che si rendano conto di ciò che conta davvero.
Per questo leggerei anche le “beatitudini” in questo contesto.

Gesù “alza gli occhi”, gesto forse marginale ma è il segno di una stima, di un rispetto e anche di una sorta di inferiorità: Gesù guarda a questi suoi amici con la consapevolezza che si tratta di gente coraggiosa, grande, che ha già compiuto un passo di libertà.
E poi Gesù guarda dal basso ma intanto insegna: per farsi maestro si fa piccolo.

Beati … Guai …
Il testo di Lc, a differenza di quello di Mt, non riporta otto beatitudini ma solo quattro e quattro invece sono invettive, “guai”, risevati a coloro che hanno messo sè, il proprio benessere davanti a tutto. I primi, beati, si piegano alla realtà della vita, i secondi cercano di piegare la vita ai loro progetti.

Ma a voi che ascoltate, io dico
Gesù parte non con un concetto ma con degli esempi, concreti e quotidiani, per dirci come vive chi è discepolo.
E se noi vogliamo imparare ad essere suoi discepoli abbiamo bisogno di qualcuno cui guardare; perchè mi è sempre più chiaro che il cristianesimo si impara per imitazione.
E’ poi interessante l’espressione in sè, pone una domanda diretta e concreta a ciascuno: il discepolo è uno che ascolta, noi chi ascoltiamo?

E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro
Quest’ultima affermazione del vangelo di oggi la lascerei come domanda per ciascuno : che cosa vorresti che gli altri facessero per te?

Mi ha fatto molto pensare il fatto che ieri a Lampedusa papa Leone non ha fatto discorsi, ma ha fatto la Messa, mi fa dire che quello è il vero bisogno per chi lavora e per chi sbarca in quel luogo. Sapere di cosa c’è davvero bisogno è decisivo, e non scontato


E’ la foto di ciò che è accaduto ieri a Lampedusa.
Mi ha molto colpito perché è il segno della concezione che papa Leone ha dell’uomo: è uno che è di “passaggio” e quindi tutti sono un letteralmente migranti, gente che attraversa le porte del mondo per arrivare al punto dove il cuore riposa; in quel regno di Dio che tutti stiamo cercando.
Altra cosa che mi ha colpito molto è la parte finale del breve saluto che papa Leone ha rivolto al sindaco di Lampedusa all’inizio della Messa, la dice lunga sul modo più vero di fare le cose:
«Non sono venuto per fare discorsi, ma a celebrare l’Eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare Sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, più umano per tutti».

Se qualcuno avesse due minuti di tempo potrebbe leggere la stupenda omelia del Papa:
Testo omelia Messa a Lampedusa


Commenti

Una risposta a “VI° dopo PENTECOSTE | 5 luglio 2026”

  1. Grazie per averci messo di nuovo davanti a questo grande testimone di Cristo risorto! Aiutiamoci (anche attraverso qs Blog) a fare si che il nostro essere cristiani nn sia un discorso ma gesto, gesto di sequela a Cristo attraverso questo grande Papa che Lui ci ha donato

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