Ieri dopo la Messa del mattino, stavo chiacchierando con un’amica, è entrato in studio, in modo silenzioso e discreto, come uno che ha un compito e non vorrebbe disturbare, è entrato in quel modo per darmi un regalo da parte di sua moglie; donna che io ho avuto il piacere di incrociare credo solo una volta e che abita in un’altra città. Mi consegna il pacchetto e “letteralmente” fugge per non interrompere il dialogo precedente. Subito sale a mostrare ai ragazzi de “Il seme” che noi italiani l’integrazione ce la giochiamo a tavola, infatti cucina per loro prelibatezze di tutti i tipi.
Nel pomeriggio, stavo giusto pensando che dovevo assolutamente ricordarmi mandargli un messaggio di ringraziamento, che mi arriva un suo messaggio; era semplicemente un link che mi mandava al giornale con cui collabora attivamente: ” Cronisti in Opera“, il periodico del carcere di Opera.
Mi ha colpito moltissimo l’attenzione che quest’uomo ha per chi incontra, anche saltuariamente, come me, la cura che ha per tutte le cose che fa, e la passione che ci mette in tutto.
Credo che io sarei molto più portato a farmi gli affari miei e questo mi colpisce perché invece lui, dopo anni di carcere, ha un interesse a tutto che vorrei per me.
Credo sia questo il significato del termine espiare.
Tutto è stato reso puro, purificato, in anni di fatica, ed ora tutto è come se fosse nuovo.
Grazie Raffaele.
dalla liturgia ambrosiana:
LUNEDI’ della VII° domenica dopo PENTECOSTE
In quel tempo. Quando furono discesi dal monte, una grande folla venne incontro al Signore Gesù. A un tratto, dalla folla un uomo si mise a gridare: «Maestro, ti prego, volgi lo sguardo a mio figlio, perché è l’unico che ho! Ecco, uno spirito lo afferra e improvvisamente si mette a gridare, lo scuote, provocandogli bava alla bocca, se ne allontana a stento e lo lascia sfinito. Ho pregato i tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò? Conduci qui tuo figlio». Mentre questi si avvicinava, il demonio lo gettò a terra scuotendolo con convulsioni. Gesù minacciò lo spirito impuro, guarì il fanciullo e lo consegnò a suo padre. E tutti restavano stupiti di fronte alla grandezza di Dio. Mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.
Vangelo secondo Luca 9,37-45.
Dovremmo rileggere almeno qualche volta in più questo brano di Luca; ci sono un sacco di sottolineature che ci possono essere di grande aiuto: innanzitutto come quel padre dobbiamo imparare a non stancarci mai di chiedere, non bastano i discepoli e lui cerca il Maestro, mentre la nostra preghiera spesso è molto timida e petulante mentre occorre essere capaci di gridare, di mettere davanti a tutti il nostro bisogno. Secondo: Gesù è come se fosse stanco, scocciato, di essere cercato sempre e solo per un bisogno, per una richiesta, mentre vorrebbe un rapporto, vorrebbe che si fosse discepoli prima che essere miracolati. Come se Gesù si rendesse ben conto che le sue parole forse non avevano la stessa efficacia dei suoi miracoli; ma Lui è venuto per parlarci, per annunciarci il regno.
“Tutti restavano stupiti di fronte alla grandezza di Dio”; subito c’è come una svolta, dopo il miracolo accaduto davanti a tutti: la fede è come richiesta dal fatto stesso, non è Gesù che è bravo, per tutti è evidente che si tratta dell’opera di Dio. E subito Gesù mette in prospettiva il passo successivo: guardate che tra poco non ci saranno più i segni ad accompagnarvi nella fedeltà, dovrete cavarvela da soli:
Cosa vuol dire per te essere fedele a Gesù?
Preghiera dell’Angelus
di papa Leone
Domenica 12 luglio 2026

N.B. Nel mese di luglio il papa non tiene la consueta udienza del mercoledì, per questo seguiremo l’angelus della domenica, solitamente un testo molto più breve e semplice, che riprende il vangelo della domenica o qualche avvenimento particolare.
Cari fratelli e sorelle, buongiorno e buona domenica!
Oggi, nella liturgia, l’Evangelista Matteo ci presenta la Parabola del seminatore (cfr Mt 13,1-23), che descrive la generosità e la fiducia con cui Dio sparge la sua Parola nel nostro cuore e la sua potenza in noi.
Gesù stesso, il Verbo fatto uomo, che ha dato la vita per la nostra salvezza, è il seme che il Padre continua a spargere nel mondo perché, morendo, porti molto frutto (cfr Gv 12,24). È vero, a volte incontra in noi un terreno duro e insensibile, altre volte distratto, simile al suolo battuto dei sentieri, al terreno sassoso, ai cespugli dei rovi; ma ci sono momenti in cui trova una terra ricettiva e feconda, e allora si innescano miracoli d’amore capaci di cambiare tutto il resto, come certamente abbiamo sperimentato anche noi nella nostra vita. Per questo il Padre non smette di seminare, perché sa che la potenza del suo amore è più forte della nostra debolezza (cfr 2Cor 12,9-10).
San Giovanni Crisostomo, riferendosi alla “semente” della Parola di Dio, afferma: «Come può essere ragionevole seminare sulle spine, sul terreno sassoso, sulla strada? Nel caso dei semi e della terra non sarebbe ragionevole, mentre nel caso delle anime e degli insegnamenti ciò è molto lodevole» (Omelie sul Vangelo di Matteo, 44, 3), perché nelle mani di Dio è possibile che «il luogo sassoso si trasformi e diventi terra fertile, che la strada non sia più calpestata e non sia esposta a tutti i passanti, ma sia terreno pingue, che le spine siano eliminate e i semi godano di una situazione di grande sicurezza» (ibid.).
La generosità di Dio nei nostri confronti non è ingenua, ma sapiente, e sa cogliere in noi la possibilità di un bene di cui a volte nemmeno noi ci rendiamo conto. Per questo il Signore, che conosce bene il terreno del nostro cuore, meglio di quanto noi stessi lo conosciamo, non smette di credere in noi, in quello che siamo e in quello che possiamo diventare, giorno per giorno, se con fede ci abbandoniamo a Lui.
Così, dalla gratuità e dalla fiducia con cui il seme è sparso e dall’umiltà e dalla disponibilità con cui è ricevuto, crescono in noi e si diffondono i frutti dello Spirito Santo, che sono, come insegna San Paolo: «amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22). Quanto il nostro mondo ha bisogno di questi frutti: di esserne riempito e trasformato!
Impegniamoci, allora, specialmente in questi giorni di ferie, a dare spazio all’ascolto, alla lettura e alla meditazione della Parola di Dio, coltivando, assieme al riposo e al sano divertimento, anche momenti significativi di silenzio e di preghiera. Ritorneremo alle nostre occupazioni abituali rinnovati nel corpo e nello spirito, pronti ad annunciare la Buona Notizia del Vangelo e sempre più capaci di cooperare alla crescita del Regno di Dio.
Ci aiuti in questo Maria, Regina degli Apostoli e Stella dell’evangelizzazione.
Buon lunedì,
donC

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