IV° domenica dopo il Martirio del Precursore | 20 settembre 2026

In quel tempo. Quando la folla vide che il Signore Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Vangelo secondo Giovanni (6, 24-35.)

In questo brano di Giovanni ci sono come tre passaggi che interessano la vita del credente; tre sottolineature che riprendono e “segnano” il senso della parola sequela.


… salì sulle barche e si diressa alla volta di Cafarnao
La gente, la folla, ha trovato uno che parla ai cuori, che dice cose che hanno a che fare con la vita … e che moltiplica e offre il cibo per la giornata, e quindi naturalmente lo seguono.
Non sono approfittatori, sono solo affascinati e presi da un uomo così.
C’è però una piccola osservazione da fare subito: la vicenda degli Ebrei che per quarant’anni, nel deserto, hanno mangiato solo manna fa iniziare a sospettare che quel cibo forse non basta, presto anzi può stancare.
Ma intanto lo cercano.
Cercano Gesù la dove sapevano che stava per andare, non capivano come ci fosse andato, e per questo si stupiscono. Ma quello stupore, quel fascino genera una domanda immediata e precisa ma che non è il bisogno del cuore.
La folla sembra che agisca per reazione, un desiderio buono però non basta, come non basta un miracolo, quelle persone vogliono bene a Gesù ma non capiscono cosa stia accadendo.

… voi mi cercate non perché avete visto dei segni,
Gesù accoglie la domanda e lo stupore della folla e la corregge, la “raddrizza” verso il vero obiettivo; quella stima senza fondamento ha bisogno di essere accompagnata, e Gesù fa questo.
Come?
Rileggendo la storia, quello che hanno vissuto, partendo dal principio: ” mi cercate perché avete mangiato … “, che è poi quello che rischiamo di fare anche noi: ci crediamo perché un certo giorno ci ha saziati.
Poi parte la correzione, sembra che Gesù sfidi con una domanda: ma ti basta aver mangiato una volta? Suscita il desiderio di un pane per sempre.
Ma noi, come quella folla, siamo disposti a farci provocare da quelle parole di Cristo? Cerchiamo ciò che sazia per sempre?

Così cominciano a nascere altre domande; un cuore risvegliato dalla sfida di Cristo a guardare ciò che davvero si vuole fa rimettere a tema la domanda e la ricerca.
Cosa dobbiamo compiere …
Quale segno …
E quelle domande sono segno del edere a una misura nuova che non è più quella dell’io.

Signore dacci sempre questo pane
L’offerta di Gesù, quella che sazia, arriva al cuore di chi la domanda; e la vita di che segue Gesù diviene una continua domanda per poter sentire continuamente risuonare la risposta.
La sequela del discepolo è una vita di preghiera.


Trento Longaretti, Cristo con il calice e il pane, prima metà XX sec.


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