L’opera in apertura è l’Annunciazione di Caravaggio, conservata al Musée des Beaux-Arts a Nancy, in Francia.
Si tratta di un’opera tarda, pare il 1609, e quasi sicuramente conclusa da un allievo di Michelangelo per via di certe piccole “sbavature” stilistiche, che ci mostrano l’intervento di una mano diversa da quella del suo primo autore.
Ho scelto di metterla in evidenza perché è originale il porsi di una lettura del fatto “Annunciazione” fuori dagli schemi cui si è abituati: qui prevale la preoccupazione di mettere in luce l’evidenza del Mistero che accade; l’angelo è di spalle e non ha volto, perchè non è il volto degli angeli che importa ora; il gesto è ritratto come nel suo inizio, e l’idea dell’inizio dell’inizio mi fa impazzire; Maria, bellissima, è a capo chino come chi ascolta e poi accoglie la volontà di un “superiore”. In una sola, per quanto grande, opera Caravaggio porta un’idea davvero nuova rispetto al tema della Annunciazione: ci lascia di fronte al mistero per come è accaduto.
Ieri al termine della Messa mattutina mi sono permesso di chiedere di far memoria a come il Mistero ci è stato, e ci è, annunciato; per me sono state diverse le occasioni in cui questo è stato evidente: una giovane mamma molto ammalata che mi ha “spiegato” che ora capisce che si sta abbandonando, ma che questo -ci ha tenuto a specificare – non coincide con il rassegnarsi; due giovani che, con diverse sfumature e in diversi momenti mi hanno raccontato del loro desiderio di fare un passo perchè, pur avendo tutto, “occorre qualcosa di più, di più grande”, fino allo spettacolo dei ragazzi che a centinaia ieri sera erano a san Pio a preparare chi il MuD, chi il triduo pasquale, chi le feste di laurea.
Davvero l’angelo del Signore continua a venirmi a cercare e non mi permette di restare dentro i miei schemi!
dalla liturgia ambrosiana:
Annunciazione del Signore
In quel tempo.
Vangelo secondo Luca 1,26b-38.
L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
La grazia più grande è che quell’entrare dell’angelo nella vita di Maria è ciò che accade continuamente nella vita di ciascuno di noi. Costantemente veniamo “visitati”; e non si tratta di “visite” di sostegno, consolatorie, si tratta piuttosto di fatti dove l’avvenimento di Cristo riaccade e, per questo, può riaccendere la vita.
Se l’annunciazione non accade oggi allora non è accaduta nemmeno a Maria duemila anni fa. Se quel fatto, unico e decisivo nella storia degli uomini, non risuccede oggi allora saremo costretti a vivere di un ricordo, di una nostalgia, con una promessa che resta eternamente promessa.
Verrebbe da chiedere allora chi sia per noi l’Elisabetta il cui grembo diviene fecondo nella tarda età? In chi possiamo vedere il miracolo della fecondità come segno del destino preparato per noi?
Perché quando l’angelo si allontana occorre imparare a “vedere” dove accadono le sue parole.
Questo riempie la vita.

Scuola di Comunità
IL SENSO RELIGIOSO
Capitolo 11
Esperienza del segno
6. Scoperta della ragione
Il vertice della conquista della ragione è la percezione di un esistente ignoto, irraggiungibile, cui tutto il movimento dell’uomo è destinato, perché anche ne dipende. E’ l’idea di mistero.
La parola mistero è ancora scritta con la minuscola, ma c’è. Ed è frutto della ragione correttamente usata. Un mistero irraggiungibile e a cui l’uomo è destinato con tutto il suo darsi da fare; ci sono molti segni del fatto che verrà poi quasi logico dare un nome a questo mistero. Un mistero così concreto che poi si è mostrato, fatto carne.
Buona festa della Incarnazione,
donC
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