O Astro che sorgi (Zac 3, 8; Ger 23, 5),
splendore della luce eterna (Sap 7, 26)e sole di giustizia (Ml 3, 20):
vieni e illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra di morte (Is 9, 1; Lc 1, 79).
Occorre dire subito che oggi é il giorno più corto, e più buio, dell’intero anno. Oggi manca fisicamente la luce; questo ci regala il contesto di questa antifona.
O Astro che sorgi; nel male del mondo torna ad emergere la speranza, nel buio inizia a vedersi una luce nuova.
Splendore della luce eterna; come in natura, così la stella che é Cristo riflette la luce del sole, il Padre; Padre che ci regala non solo questo istante ma la luce eterna, una speranza certa e definitiva.
E sole di giustizia; perché la giustizia inizia con la luce, emerge come evidenza quando si vedono le cose con chiarezza. Al buio non c’è giustizia.
Vieni e illumina; la condizione dell’uomo non è concepita come una colpa ma, appunto, come l’impossibilità di darsi la luce da soli. A tema non c’è quindi il limite umano ma piuttosto la sua natura di figlio, che vive solo se non è solo, solo se è accudito.
della divina maternità della B.V. Maria
In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
Vangelo secondo Luca ( 1,26-38a. )
1. ” Al sesto mese … “
Solo qualche giorno fa abbiamo letto, nella celebrazione della Messa, l’inizio del vangelo secondo Luca in cui solennemente l’evangelista dichiarava di voler fare ricerche accurate per scivere un resoconto accurato.
Ecco che abbiamo così il resoconto di tempi, spazi e personaggi ben definiti. Perché sia evidente a tutti che, come dice l’evangelista Luca, la solidità degli insegnamenti.
La “pretesa2 è che l’incarnazione sia vista come fatto storico, un fatto accaduto senza che nemmeno si potesse pensarlo. E questo è quello che è accaduto a ciascuno di noi, se guardiamo alla nostra storia personale: Cristo ci si è fatto incontro.
* Saremo tanto più stupiti e commossi dal Natale del “Dio con noi” quanto più avremo coscienza che quei fatti sono ciò che ci è accaduto.
2. ” Il Signore è con te “
Per noi è solo un saluto perché, come Maria, ci chiediamo che senso abbia. E questo perché spesso ci manca la coscienza di essere accompagnati da Dio.
In realtà l’incarnazione è proprio questo: la vita che porta in grembo Cristo; e che lo porta perché sia per tutti.
Ma quando ci capita di percepire e, soprattutto di vivere, con la coscienza che Dio è con noi?
Quante volte invece prevale nella vita la percezione di essere soli?
- L’incarnazione è il dono di una compagnia stabile alla nostra vita.
3. ” perché hai trovato grazia presso Dio “
Maria non si è “fatta madre” di Cristo, non si è fatta “Madonna”, ha trovato grazia. E questo vale anche per noi: la vita cristiana è la grazia di un incontro.
Ma occorre essere sempre vigili per poter riconoscere e godere della grazia che Dio ci accorda. Facile è darla per scontata e scordarla anche se ad essa dobbiamo il gusto della vita intera.
- Impariamo il gusto della gratitudine che costringe ad essere coscienti di aver ricevuto un dono immenso nell’incontro con Cristo.

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