Giovedì 15 gennaio 2026

A sinistra della porta di ingresso del Carrefour di via Spinoza, nei giorni scorsi c’era un uomo che dormiva, quello che mi è capitato di vedere è che, in fondo, non se la passasse malissimo: era sdraiato “a letto” e aveva il cellulare in mano, come credo facciano molti quando stanno per prendere sonno.
E’ che il giorno successivo un amico, non vedendolo arrivare, è andato a scuoterlo, e ha scoperto che era morto.
In quel momento si sono mossi in tanti, tutti per dovere; nessuno poi ha dato cenno di accorgersi della cosa, e non è stata data notizia nemmeno nei più locali dei mezzi di informazione.
Chissà se qualcuno piange per quel volto, quel cuore venuto da chissà dove per morire davanti a tutti di freddo a Milano.
Eppure quell’uomo non valeva meno degli altri, dei drammatici morti di cui le pagine dei giornali ci raccontano tutti i giorni. La sua tragedia è un pò meno tragica delle altre.

Il suo amico, non so nemmeno perché, continua a dormire all’aperto, nell’androne dello stabile Telecom che sta davanti a casa mia. Quando vado a dormire lo sbircio dalla finestra della camera e quando mi alzo faccio altrettanto, dico una preghiera e chiedo di trovare il modo per poterlo almeno intercettare. Ma lui è sempre lì, come se quella sorte dovesse essere ineluttabile. Non combatte, non cerca, non domanda, come se nella vita non ci fosse speranza.
Forse non sono coperte o denaro che servono ma forse più di tutto occorre che riscaldiamo quel cuore ferito e fermo, perché torni a sperare.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Al mattino presto il Signore Gesù si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni. Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Vangelo secondo Marco 1,35-45.

Certo che tutti lo cercano: chiama la gente per nome, ne ha un rispetto profondo, offre loro la sua compagnia, li libera dal male e sana le loro malattie. In più non chiede null’altro che lo si segua, e anche quello non poteva pesare perché seguire un fascino è una scelta facile e bella.
Ma lui se ne va. Non sopporta, Gesù, di essere cercato per qualcosa, quello che vuole è che lo si cerchi “per” lui. Per amicizia e amore alla sua persona. E anche quell’andare oltre, per altri villaggi, per altri incontri, è il frutto del desiderio di poter vivere la memoria del suo rapporto con il Padre: non è il compito della missione ma è la pienezza di un rapporto così decisivo che di quello si vive e di quello si vorrebbe parlare sempre e a tutti.

Di fronte a tutto ciò la sola posizione vera è quella del lebbroso: in ginocchio a supplicare.


Credo che l’esempio classico di questo primo aspetto della creatività religiosa dell’uomo possa corrispondere alle religioni orientali che cercano un’armonia tra uomo e “dio”. Non posso prevere e decidere ciò che sarà la vita ma posso ingraziarmi la divinità perchè possa vivere in modo armonico la drammaticità della vita.
Il punto è che la drammaticità della vita non possiamo toglierla in nessun modo, l’armonia, tanto bramata, ha la forma dell’intontimento che distrae.


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