Per chi lo desiderasse nella sezione “approfondimenti” ho messo una introduzione alla Quaresima, è un incontro con gli universitari e contiene anche il link al messaggio di papa Leone per la Quaresima 2026.
Un branco.
Ieri pomeriggio, come sarà anche nei prossimi giorni, per via del Carnevale, l’oratorio era chiuso. Mentre al primo piano resisteva ancora qualche poveretto che cercava di studiare per la fine della sessione.
Solo che nessuno sapeva di questa chiusura, e quindi un gruppo di ragazzini si è precipitato in san Pio pensando di poter andare a giocare in cortile. Ma era tutto chiuso.
Quando, intorno alle 17 sono arrivato io, c’erano questa decina di scatenati che occupavano gli spazi dell’ingresso facendo una caos indescrivibile.
Pensando a un ritardo nell’apertura dei locali ho detto loro che ci avrebbe pensato l’educatore o il don Giuseppe, come tutti i giorni.
Man mano che i minuti passavano però cresceva la confusione mentre diminuiva la possibilità di una apertura.
E come è di ogni gruppo di maschi in piena crescita, li chiamano adolescenti, quindi ad ormone libero, hanno trascorso il loro tempo gridato come stessero vedendo gli alieni, hanno giocato a picchiarsi, e non riuscivano a fare nulla senza dover far cadere qualcosa.
Finché dopo un quarto d’ora sono andati via.
Io ho scoperto dopo, alle 17,30, che l’oratorio non l’avrebbe aperto nessuno.
Ma nell’occasione mi è stato evidente che abbiamo bisogno di uno stare per poter incontrare.
Se non fosse che per me c’è sempre stato qualcuno ad accogliermi non sarei quello che sono, e forse sarei ancora preda dei miei ormoni da adolescente.
Che gratitudine mi è scoppiata in cuore.
dalla liturgia ambrosiana:
GIOVEDI’ dell’ultima domenica dopo l’Epifania
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro. Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni. E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».
Vangelo secondo Marco 13,9b-13.
La testimonianza è sempre dipinta come un impegno “fisso” della fede: il credere porta inevitabilmente all’essere testimoni e questo, come ulteriore conseguenza, porta alla persecuzione.
E Gesù è sicuro della persecuzione perchè sa che nasce dal pregiudizio: se odiano lui odieranno anche tutti quelli che sono suoi.
Per essere perseguitati è sufficiente allora che siamo di Cristo, ma la cosa che conta qual è per noi: essere suoi o la paura di essere perseguitati?
Importante è anche sottolineare che la persecuzione viene dopo l’annuncio a tutti del Vangelo; che è come dire che fino all’annuncio del Vangelo i credenti in Cristo sono indistinguibili dagli altri uomini, sono come tutti, ma quando però si arriva a dare un nome a colui che riempie di senso la vita, allora scatta la persecuzione, meglio scatta il rifiuto.
Come spesso mi capita di concludere quando rifletto su questi brani di vangelo: se non siamo perseguitati è solo perché la nostra vita è come quella di tutti e non è ancora annuncio del vangelo.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo terzo
L’ENIGMA COME FATTO
NELLA TRAIETTORIA UMANA
2. Un’ipotesi che non è più solo un’ipotesi
Arrivati a questo punto non ci troviamo più di fronte a un problema di ordine teorico (filosofico o morale), ma di fronte a un problema storico. La prima domanda di cui ci dobbiamo investire non è: «E’ ragionevole o giusto quel che dice l’annuncio cristiano?», ma: «E’ vero che sia accaduto o no?», «E’ vero che Dio è intervenuto?».
Si pone con chiarezza ed evidenza la domanda: davvero Dio è intervenuto? Ora non basta più la teoria, occorre che in qualche modo ciò che si è percepito come possibile ora sia pienamente verificabile.
D’altra parte questa domanda credo che vada custodita come tale anche di fronte al manifestarsi di una risposta: verificare di continuo l’esistenza del mistero che si svela a me è la via per costruire una vita piena, una vita certa di un bene che sta accadendo ora.
Ma tutto ciò non può essere solo un’ipotesi.
Buon giovedì,
donC

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