Il Mistero è a trecento sessanta gradi intorno a me!
Lo constatavo ieri sera celebrando la Messa; il vangelo, come ogni giorno, lo avevo letto con attenzione già la sera prima, ma non avevo fatto caso alla bellezza semplice e netta della risposta che veniva data dall’assemblea nel salmo: “Il tuo amore, Signore, è la mia consolazione”.
Che spettacolo essere aperto alla grazia di Dio che accade; pensi di avere fatto una scoperta e poi ti ritrovi con il dover verificare che quello che hai incontrato è molto più grande e bello della tua testolina e delle sue rotelline!
Solo che essere aperto alla grazia di Dio è un altro dono, perché se fosse stato per me non mi sarei nemmeno accorto della bellezza delle parole del salmo.
In questo davvero il Signore è la consolazione della vita. E’ Lui che ci si mette a fianco e ci guida per quella via che vorremmo percorrere e che non sappiamo nemmeno dove si imbocca.
E, se devo essere sincero, quanto spesso quella consolazione mi è accaduta per il volto di coloro che mi sono messi al fianco. Senza quell’essere preso per mano mai sarei entrato nelle stanze buie della vita.
L’etimo di consolazione porta a un significato che mi affascina: “raggiungimento della soddisfazione, della contentezza, insieme a qualcuno”. Non è il consolare della pacca sulla spalla, ma una mano che ti prende.
dalla liturgia ambrosiana:
Giovedì della III° di QUARESIMA
In quel tempo.
Vangelo secondo Matteo 6,25-34.
Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
“Non preoccupatevi” … “cercate”. Credo i due verbi vadano sempre letti insieme: se cerchi non ti preoccupi perché sai che la risposta viene data, e non da noi.
La preoccupazione, che spesso viviamo nella vita, nasce dal considerare la salvezza come cosa che viene da noi, dal nostro impegno. E questo per via del desiderio che pervade il nostro cuore: vorremmo dare la vita per questo amore che ci è venuto incontro ma il tempo ci mette poco a mostrarci che tutto ciò che serve è un sì, vero e sincero, per quanto fragile e povero; il resto lo fa Colui che ci ha dato tutto.

Scuola di Comunità
IL SENSO RELIGIOSO
Capitolo 11
Esperienza del segno
6. Scoperta della ragione
La ragione dell’uomo vive a questo livello vertiginoso: la spiegazione c’è, ma non è afferrabile dall’uomo; c’è ma non sappiamo come è. …
Senza questa prospettiva noi rinnegheremmo la ragione nella sua essenza, come esigenza di conoscenza della totalità, e ultimamente come possibilità stessa di conoscenza vera.
La spiegazione c’è … solo per chi desidera conoscere la verità, solo per chi ha il coraggio di cercare la ragione ultima delle cose, solo per chi fa della ragione lo strumento per capire la realtà che si vive.
Avere bisogno della ragione ci dice che la fede, il credere in un senso, è la sola via per non vivere il fideismo di chi crede per credere. La ragione non è quindi solo una “serva” della fede ma la sua condizione di verità.
Buon giovedì,
donC
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