“Mi alzo già pronto per andare a dormire”.
E’ questa la mia risposta a chi in questi giorni mi chiede come sto.
Sarà la primavera, sarà l’età, saranno le mille cose che capitano, ma ciò che mi caratterizza in questi giorni è la stanchezza.
Il punto però è che non è questa cosa a definirmi, io non sono affatto la mia stanchezza, ciò che mi dà ragione di questi giorni è la profonda letizia della vita che accade intorno a me.
Questa mattina ci sarà una bella infornata di gente che si laurea e che quindi parte per la vita adulta, questo fatto, pur nel dolore di vedere i ragazzi “sparire”; è l’occasione per riconoscere che mi hanno fatto compagnia, che mi hanno fatto crescere e prendere sempre più coscienza del fatto grande a cui voglio dare la vita. E intanto vedo che la loro compagnia si fa promessa di nuovi amici, di nuove strade.
Ieri, all’ora di pranzo, con un gruppetto abbiamo fatto tre quarti d’ora di adorazione per riprendere un brano del vangelo di Marco cui ci eravamo introdotti: li guardavo in ginocchio, composti e assorti e poi guardavo me che faccio fatica a restare tanto in ginocchio per via della schiena, sempre pronto a distrarmi, e mi chiedevo se l’averli accompagnati fin lì, senza poterli seguire, poteva essere considerato da Gesù come un gesto di preghiera.
Ecco quello che sono, un poveretto, che ha la preoccupazione di non essere mai fuori dello sguardo di Colui che lo ama.
Così, solo così, la circostanza non vince ma è occasione.
dalla liturgia ambrosiana:
Giovedì della IV° di QUARESIMA
In quel tempo.
Vangelo secondo Matteo 7,21-29.
Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.
Non basta il desiderio della salvezza, occorre anche compiere la volontà del Padre, che non è nemmeno fare le cose giuste, e nemmeno quelle da cristiani; fare la volontà del Padre è davvero avere un cuore nuovo, diverso da ciò che saremmo da soli, costruendo sulle nostre forze. Fai la volontà del Padre solo se hai il coraggio di costruire sulla roccia, su qualcosa che non scegli tu ma che trovi conveniente per appoggiare tutta la vita.
Dire queste cose è avere un’autorità, è avere la posizione di chi guarda alla verità e non altro.

Scuola di Comunità
IL SENSO RELIGIOSO
Capitolo 12
L’avventura dell’interpretazione
La parola «Dio» non ci confonda perché essa è il termine che nel linguaggio religioso universale identifica questo quid assoluto.
La cosa più grande e bella è questo arrivare a Dio non per argomenti astratti ma per una seria riflessione sulla vita e sul suo senso. Arrivare a percepire un Oltre e provare a dargli un nome è un processo che assomiglia molto al metodo “scientifico” che i ragazzi applicano nei loro studi. E che pace dona il fatto che la parola “Dio” emerga in modo così semplice e naturale.
Buon giovedì,
donC
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