Non so perché ma è accaduto.
L’algoritmo ha scelto per me che mi devo buttare nel mondo dei giochini e non solo del sudoku, così ha preso a consigliarmi diverse nuove possibilità per “distrarmi”.
Uno dei giochi più ricorrenti, tutti rigorosamente tra quelli per gli anziani, si chiama Car Jam, e ieri mentre ero al telefono mi sono concesso il tempo di guardare la demo: una serie infinita di omini colorati che devono riempire un’altrettanto infinita serie di macchine, pulmini e autobus che hanno i loro colori, credo fino all’esaurimento dei mezzi, o degli omini.
Un gioco piuttosto banale e ripetitivo, forse indicatomi perché “anziano” (sigh!), ma che mi ha colpito per una cosa: non c’è un tempo! Puoi lavorarci quanto vuoi, con la certezza che prima o poi tutto si deve sistemare.
Pensavo che la differenza tra il giochino e la vita è proprio il tempo. Noi abbiamo un tempo, una data di inizio e una di scadenza, e in mezzo devi cercare di sistemare le cose nel giusto posto, quello che è loro assegnato.
Pensiamo sempre le cose senza mai soffermarci sul tempo: è una grazia che ci rende tutto relativo; se non riesci a sistemare tutto, resta solo quello che conta: chi ti ha dato tutto.
E Lui, lì, al suo posto, ti aspetta da sempre.
dalla liturgia ambrosiana:
II° feria dopo l’Epifania
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».
Vangelo secondo Matteo 25,1-13.
Si può essere vergini e anche stolte.
Nella nostra immaginazione le vergini sono “una promessa”, delle donne che saranno madri; nella cultura ebraica la vergine è solo una donna incompiuta.
E per questo può essere una “rassegnata” o piuttosto una che non ha smesso di aspettare, di credere che la condizione vera è quella del compimento ora.
Quindi il punto non è essere intelligenti e prendere l’olio, questo lo fanno i previdenti, il punto è concepirsi in attesa o meno, il punto è quello finale del vangelo di oggi, ma anche del vangelo di ieri: “vigilate!”
Concepire la vita come una vigilia è concepirla come l’istante prima del “grande momento”, perché vigila solo chi è certo, solo chi possiede, solo chi ama.
Potrebbe accadere oggi, e io voglio essere pronto.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo primo
LA CREATIVITA’ RELIGIOSA DELL’UOMO
Ogni uomo infatti compie, lui personalmente, per ciò stesso che esiste, questo tentativo di identificare, di immaginare ciò che dà senso. Una religione dipende dalla situazione storico-ambientale e temperamentale delle persone .
Teoricamente ogni persona potrebbe creare la sua religione.
Le religioni sono frutto delle persone, del loro voler mettere in rapporto la domanda del loro cuore e la realtà che li circonda. Non ci sono altre strade da cui viene che il senso religioso prenda forma.
E non sbaglia don Giussani affermando che ogni persona potrebbe fare la proipria religione, basta guardarsi intorno ed è facile constatare che è proprio così: tutti credono che il senso venga da un punto preciso, oltre sé.
Buona giornata,
donC

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