II° domenica di AVVENTO | 23 novembre 2025

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!». Alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni diceva: «Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Anzi, già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco». Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Vangelo secondo Luca ( 3,1-18. )

Oggi la liturgia ha un titolo che può darci tante indicazioni: i figli del Regno. che è un pò come dirci chi sono quelli che aspettano Gesù. Quali caratteristiche segnano la vita di quelli che attendono il compimento nella Incarnazione?
Diversi spunti ci vengono dai testi che ci sono proposti per oggi:

1. “ Guarda a oriente, Gerusalemme, osserva la gioia che ti viene da Dio “.
Sono le prime parole ascoltate nella prima lettura, il testo del profeta Baruc.
Il primo passo perchè la vita sia attesa è riconoscere che la gioia è data, che dentro le giornate, dentro la vita, c’è sempre un bene che nessuno può negare.
E che spesso noi, Gerusalemme, città eletta e preferita, nemmeno riusciamo a vedere.
La prima condizione perchè la vita sia attesaè questo osservare la gioia che ci viene donata.

2. ” Anche Cristo non cercò di piacere a sè stesso
Questo è un frammento della seconda lettura, l’epistola ai Romani. E questo credo sia proprio una seconda caratteristica per vivere il tempo dell’attesa: uno che scopre di essere amato non monta in superbia ma impara a Chiedere, e a ringraziare. Chi vive cercando di piacere, a sé e agli altri, finisce col compiacersi perchè crede di essere l’artefice della propria vita.

3. ” Percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati
Detta così è altisonante. Giovanni annunciava che anche la nostra miseria può essere abbracciata e redenta.
E questo annuncio al mondo ora è compito di tutti coloro che attendono Gesù. E’ l’annuncio della speranza nella vita.

4. ” E noi che dobbiamo fare?
La posizione di chi attende è tutta riassunta da questa domanda.
Non nel senso che chi attende non sa che cosa fare della propria vita ma nel senso che chi attende è disposto a chiedere e a ricevere indicazioni sulla propria attesa.


Domenico Ghirlandaio, predicazione del Battista, 1485- 1490, Cappella Tornabuoni, Chiesa di santa Maria Novella, Firenze.

La bellezza di quest’opera è nella prospettiva, non tanto geometrica ma storica: dietro Giovanni Battista, che è in primo piano, compare la figura incombente di Cristo.
In questo senso è reso chiaro a chiunque che Giovanni “precorre” Gesù: la sua attesa del Messia è tutta nell’annunciarlo.


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