II° Domenica dopo l’Epifania | 18 gennaio 2026

In quel tempo. Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Vangelo secondo Giovanni ( 2,1-11. )

1. ” Questo fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù
Per l’evangelista Giovanni siamo quindi davanti a quello che noi chiamiamo primo miracolo; ma perchè Giovanni chiama segno il miracolo? Che accezione dà al termine?
Un aiuto grande nel rispondere a questa domanda ci viene dall’inizio del testo che abbiamo letto, inizio che il liturgista ha inspiegabilmente tagliato: ” Il terzo giorno”.
Di per sé non si capisce la logica di questa specificazione, non sappiamo cosa accadde nei due giorni precedenti, questa “vaghezza” ci permette però di leggere l’indicazione come un richiamo a un altro terzo giorno, quello della Risurrezione.
Il segno è quindi segno del dono della vita nuova, donata da Cristo a chi lo segue. Un dono che permette all’uomo di vivere davvero all’altezza dei suoi desideri.
Il capitolo precedente, il primo del vangelo di Giovanni, è caratterizzato dal fatto che leggiamo una una serie di avvenimenti introdotti dalla ripetizione: “Il giorno dopo”. Come a prepararci a vedere che la normalità della vita credente, il seguire, (che ci fa dedurre che si tratti di una settimana), porta il dono della vita nuova.

2. ” Qualsiasi cosa vi dica, fatela
Tutti conosciamo l’episodio di Cana per il miracolo dell’acqua che diventa vino, ma è questo il segno che intende l’evangelista? Perché mi pare che in questo brano ci siano altri “segni”.
Sempre più capisco che per me il segno vero, quello che ha la fisionomia del miracolo, è quello di Maria, della sua fede assoluta, che diviene quasi una pretesa davanti a quel suo figlio celeste.
A noi, pavidi e sempre incerti, è data la possibilità di chiedere a Gesù come fa la suamamma. Con il dono di chi sa che nel volto dell’altro si può compiere il proprio bisogno.
Credo siano queste parole di Maria il vero segno che questo miracolo racconta. L’acqua tramutata in vino è ormai finita da tempo ma quello sguardo di Maria al Figlio è un gesto che posso, e devo, cercare di imitare.

3. ” Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora
Quando la sequela di Gesù, il legame con Lui, ci porta alla libertà di chiedere, allora Gesù ci fa i regali più belli.
Il vino buono riempie le cantine di Dio, dobbiamo solo smettere di continuare a pensare che il vino buono dobbiamo darcelo noi. Basta chiedere …


Solo un piccolo intervento a proposito dell’immagine di apertura; l’ho proprio cercata così, non mi interessava che fosse una grande e stupenda opera d’arte, avevo bisogno di un’immagine che mettesse in evidenza il fatto che le sei anfore contenessero, ognuna, dagli ottanta ai centoventi litri di acqua.
Perchè quando Gesù fa le cose non le fa mai a misura ma sempre con straordinaria abbondanza.


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