Lunedì 16 febbraio 2026

Orgoglio in festa!
Sabato sera, terminata la Messa vespertina, stavo chiudendo la chiesa e mentre sono impegnato in questo “ministero” mi avvicina un signore che non conosco e che mi chiede, quasi a bruciapelo: “ma lei è alunno di don Giussani?”. La cosa mi ha sorpreso ma ancora di più mi ha sorpreso la mia risposta, quasi istintiva: “no, ma sono suo figlio”, senza nemmeno specificare che intendevo in senso spirituale.
Lui di rimando mi dice: “sa, nei mesi scorsi aveva lo stesso modo di parlare”.
io non so se sia mai stato così e nemmeno so perchè, eventualmente, ora non sia più così. Ma quando ho salutato quel signore ero proprio felice: una persona che non mi conosce ha capito di chi sono, anche se non cito mai né lui né il movimento che seguo e, soprattutto mi ha riempito di gioia perchè è dal giorno della mia ordinazione che io ad ogni Messa, alla consacrazione, chiedo al buon Dio di poter diventare come il prete di Desio.

In questo fine settimana sono successe tantissime altre cose ma ho scelto di raccontarvi questa perché di fronte a tutto il resto questo incontro mi ha donato nuovamente la passione per ciò che ho incontrato.
E poi ieri in macchina, andando e tornando da mia mamma, ho ascoltato ancore “quella” voce, nel podcast sul senso religioso. Proprio mentre la Brignone sciava per l’oro.
Ma ognuno ha le sue priorità.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. I capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.

Vangelo secondo Marco 12,13-17.

Sempre, quando c’è qualcuno che non sopportiamo, o di cui siamo invidiosi, il desiderio più o meno velato è quello di veder sbagliare quella persona, di vedere che la distanza si cancella e che tutto si fa più normale. Perchè il peso è che l’altro, con la sua altezza, ti sopravanzi in modo troppo evidente, di fatto umiliandoti.
E questo è pure il concetto espresso dagli inviati dei notabili ebrei: “sappiamo che sei giusto”; ma quel modo di essere giusto lascia un giudizio e questo pesa. Ma la soluzione non viene da quegli inviati, ne da quella domanda apparentemente provocatoria. La soluzione la dona Gesù: cerca l’origine delle cose e allora saprai usarle al loro meglio e per il loro scopo.
Vale per le tasse di ieri e di oggi. Abbiamo bisogno di imparare un modo così di guardare le cose per evitare di disperderci nelle mille attenzioni e sottolineature di una morale costruita sulle situazioni e non sul senso delle cose: la gloria di Dio.



I Documenti del Concilio Vaticano II.

Costituzione dogmatica Dei Verbum.
5. La Parola di Dio nella vita della Chiesa

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Nella catechesi odierna ci soffermeremo sul legame profondo e vitale che esiste tra la Parola di Dio e la Chiesa, legame espresso dalla Costituzione conciliare Dei Verbum, al capitolo sesto. La Chiesa è il luogo proprio della Sacra Scrittura. Sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, la Bibbia è nata dal popolo di Dio e al popolo di Dio è destinata. Nella comunità cristiana essa ha, per così dire, il suo habitat: nella vita e nella fede della Chiesa trova infatti lo spazio in cui rivelare il proprio significato e manifestare la propria forza. 

Il Vaticano II ricorda che «la Chiesa ha sempre venerato le divine scritture come ha fatto per il Corpo stesso del Signore, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della Parola di Dio che del corpo di Cristo e di porgerlo ai fedeli». Inoltre, «insieme con la Sacra Tradizione, la Chiesa le ha sempre considerate e le considera come la regola suprema della propria fede» (Dei Verbum, 21).

La Chiesa non smette mai di riflettere sul valore delle Sacre Scritture. Dopo il Concilio, un momento molto importante al riguardo è stata l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, nell’ottobre 2008. Papa Benedetto XVI ne ha raccolto il frutto nell’Esortazione postsinodale Verbum Domini (30 settembre 2010), dove afferma: «Proprio il legame intrinseco tra Parola e fede mette in evidenza che l’autentica ermeneutica della Bibbia non può che essere nella fede ecclesiale, che ha nel “sì” di Maria il suo paradigma. […] Il luogo originario dell’interpretazione scritturistica è la vita della Chiesa» (n. 29).

Nella comunità ecclesiale la Scrittura trova dunque l’ambito in cui svolgere il suo compito peculiare e raggiungere il suo fine: far conoscere Cristo e aprire al dialogo con Dio. «L’ignoranza della Scrittura – infatti – è ignoranza di Cristo». [1] Questa celebre espressione di San Girolamo ci ricorda lo scopo ultimo della lettura e della meditazione della Scrittura: conoscere Cristo e, attraverso di Lui, entrare in rapporto con Dio, rapporto che può essere inteso come una conversazione, un dialogo. E la Costituzione Dei Verbum ci ha presentato la Rivelazione proprio come un dialogo, nel quale Dio parla agli uomini come ad amici (cfr DV, 2). Questo avviene quando leggiamo la Bibbia in atteggiamento interiore di preghiera: allora Dio ci viene incontro ed entra in conversazione con noi.

La Sacra Scrittura, affidata alla Chiesa e da essa custodita e spiegata, svolge un ruolo attivo: infatti, con la sua efficacia e potenza dà sostegno e vigore alla comunità cristiana. Tutti i fedeli sono chiamati ad abbeverarsi a questa fonte, anzitutto nella celebrazione dell’Eucaristia e degli altri Sacramenti. L’amore per le Sacre Scritture e la familiarità con esse devono guidare chi svolge il ministero della Parola: vescovi, presbiteri, diaconi, catechisti. Prezioso è il lavoro degli esegeti e di quanti praticano le scienze bibliche; e centrale è il posto della Scrittura per la teologia, che trova nella Parola di Dio il suo fondamento e la sua anima.

Ciò che la Chiesa ardentemente desidera è che la Parola di Dio possa raggiungere ogni suo membro e nutrirne il cammino di fede. Ma la Parola di Dio spinge la Chiesa anche al di là di sé stessa, la apre continuamente alla missione verso tutti. Infatti, viviamo circondati da tante parole, ma quante di queste sono vuote! A volte ascoltiamo anche parole sagge, che però non toccano il nostro destino ultimo. La Parola di Dio, invece, viene incontro alla nostra sete di significato, di verità sulla nostra vita. Essa è l’unica Parola sempre nuova: rivelandoci il mistero di Dio è inesauribile, non cessa mai di offrire le sue ricchezze.

Carissimi, vivendo nella Chiesa si impara che la Sacra Scrittura è totalmente relativa a Gesù Cristo, e si sperimenta che questa è la ragione profonda del suo valore e della sua potenza. Cristo è la Parola vivente del Padre, il Verbo di Dio fatto carne. Tutte le Scritture annunciano la sua Persona e la sua presenza che salva, per ognuno di noi e per l’intera umanità. Apriamo dunque il cuore e la mente ad accogliere questo dono, alla scuola di Maria, Madre della Chiesa.


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