Le palme, segno del martirio.
Ero in studio, stavo leggendo, e mi sono distratto: due ragazzini stavano giocando a Ping pong e chiacchieravano, gridando, delle loro cose, e io non potevo non sentirli. Mentre pensavo alla semplicità dei loro pensieri mi è venuto alla mente che avrebbero potuto essere coetanei del ragazzo di Trescore che ha aggredito la sua insegnante.
Così semplici e così complessi, al punto che nemmeno i classici fiumi di inchiostro riescono a decifrare completamente il mistero del loro cuore. Occorre, per ognuno, quell’abbraccio che ha preso me e che mi sospinge nel mare della vita. Quell’abbraccio che ieri abbiamo contemplato nell’ingresso di Gesù in Gerusalemme.
Possono forse impedire l’ingresso del Patriarca e del Custode di Terra Santa ma non potranno mai fermare l’ingresso di Gesù, che viene per salvarci da noi stessi.
dalla liturgia ambrosiana:
LUNEDI’ della settimana AUTENTICA
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
Vangelo secondo Luca 21,34-36.
“Vegliate”!
E’ con questo caldo invito che inizia la settimana autentica. Vegliate significa che inevitabilmente accadrà ciò che ci è stato annunciato e che spetta a noi cogliere il momento del suo accadere.
Come vediamo in questi giorni: lo spuntare delle prime foglioline sulle piante ci riempie di letizia per il ripartire della primavera, per il tornare dei colori nella natura.
Se vogliamo gioire per la prossima Pasqua occorre iniziare questo tempo vegliando.
Che cosa significa vegliare?
Se devo essere immediato e semplice credo voglia dire che ci occorre mettere sempre in relazione ciò che si fa con il suo senso, con il significato che cerchiamo per la nostra vita.
Vegliare è arrivare alle celebrazioni dei prossimi giorni carichi di domanda e di bisogno, per riconoscere come Cristo risponde a ciascuno.
Se non si vive vegliando allora nascono le “dissipazioni”, quando non si attende Cristo si finisce con il perdersi attendendo altro, che ci annacqua la vita e ci fa sciogliere in un desiderio ridotto.
Catechesi del mercoledì
di papa Leone
I Documenti del Concilio Vaticano II.
II. Costituzione dogmatica Lumen gentium.
5. Sul fondamento degli Apostoli.
La Chiesa nella sua dimensione gerarchica

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!
Proseguiamo le catechesi sui Documenti del Concilio Vaticano II, commentando la Costituzione dogmatica Lumen gentium sulla Chiesa (LG). Dopo averla presentata come popolo di Dio, oggi consideriamo la sua forma gerarchica.
La Chiesa cattolica trova il suo fondamento negli Apostoli, voluti da Cristo come colonne vive del suo Corpo mistico, e possiede una dimensione gerarchica che opera a servizio dell’unità, della missione e della santificazione di tutte le membra. Questo Ordine sacro è permanentemente fondato sugli Apostoli (cfr Ef 2,20; Ap 21,14), in quanto testimoni autorevoli della risurrezione di Gesù (cfr At 1,22; 1Cor 15,7) e inviati dal Signore stesso in missione nel mondo (cfr Mc 16,15; Mt 28,19). Poiché gli Apostoli sono chiamati a custodire fedelmente l’insegnamento salvifico del Maestro (cfr 2Tm 1,13-14), essi trasmettono il loro ministero a uomini che, fino al ritorno di Cristo, continuano a santificare, guidare e istruire la Chiesa «grazie ai loro successori nella missione pastorale» (CCC, n. 857).
Questa successione apostolica, fondata nel Vangelo e nella Tradizione, viene approfondita nel capitolo III della Lumen gentium, intitolato «La costituzione gerarchica della Chiesa e in particolare dell’episcopato». Il Concilio insegna che la struttura gerarchica non è una costruzione umana, funzionale all’organizzazione interna della Chiesa come corpo sociale (cfr LG, 8), ma una divina istituzione volta a perpetuare la missione data da Cristo agli Apostoli fino alla fine dei tempi.
Il fatto che questa tematica sia affrontata nel III capitolo, dopo che nei primi due si è contemplata l’essenza vera e propria della Chiesa (cfr Acta Synodalia III/1, 209-210), non implica che la costituzione gerarchica sia un elemento successivo rispetto al popolo di Dio: come nota il Decreto Ad gentes, «gli Apostoli furono simultaneamente il seme del nuovo Israele e l’origine della sacra gerarchia» (n. 5)», in quanto comunità dei redenti dalla Pasqua di Cristo, stabilita come mezzo di salvezza per il mondo.
Per cogliere l’intenzione del Concilio, è opportuno leggere bene il titolo del III capitolo di Lumen gentium, che esplicita la struttura fondamentale della Chiesa, ricevuta da Dio Padre mediante il Figlio e portata a compimento con l’effusione dello Spirito Santo. I Padri conciliari non vollero presentare gli elementi istituzionali della Chiesa, come potrebbe far intendere il sostantivo “costituzione” se intesa in senso moderno. Il Documento si concentra invece sul «sacerdozio ministeriale o gerarchico», che differisce «essenzialmente e non solo di grado» dal sacerdozio comune dei fedeli, ricordando che questi sono «ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo» (LG, 10). Il Concilio tratta dunque del ministero che viene trasmesso a uomini investiti di sacra potestas (cfr LG, 18) per il servizio nella Chiesa: si sofferma in particolare sull’episcopato (LG, 18-27), quindi sul presbiterato (LG, 28) e sul diaconato (LG, 29) come gradi dell’unico sacramento dell’Ordine.
Con l’aggettivo “gerarchica”, pertanto, il Concilio vuole indicare l’origine sacra del ministero apostolico nell’azione di Gesù, Buon Pastore, nonché i suoi rapporti interni. I Vescovi anzitutto, e attraverso di loro i presbiteri e i diaconi, hanno ricevuto compiti (in latino munera), che li portano al servizio di «tutti coloro che appartengono al Popolo di Dio», affinché «tendano liberamente e ordinatamente allo stesso fine e arrivino alla salvezza» (LG, 18).
La Lumen gentium ricorda a più riprese e in modo efficace il carattere collegiale e comunionale di questa missione apostolica, ribadendo che l’«ufficio che il Signore ha affidato ai pastori del suo popolo è un vero servizio, che nella sacra Scrittura è chiamato significativamente “diakonia”, cioè ministero» (LG, 24). Si capisce allora perché San Paolo VI ha presentato la gerarchia come realtà «nata dalla carità di Cristo, per compiere, diffondere e garantire la trasmissione intatta e feconda del tesoro di fede, di esempi, di precetti, di carismi, lasciato da Cristo alla sua Chiesa» (Alloc. 14 sept. 1964, in Acta Synodalia III/1, 147).
Care sorelle e cari fratelli, preghiamo il Signore, affinché mandi alla sua Chiesa ministri che siano ardenti di carità evangelica, dediti al bene di tutti i battezzati e coraggiosi missionari in ogni parte del mondo.
Buon lunedì della settimana autentica,
donC

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