Non è il consolare della pacca sulla spalla, ma una mano che ti prende.
Ieri gesto giubilare al sacro Monte di Varese.
Partendo trafelato, con una giornata piena di cose da fare, sono arrivato al sacro Monte senza avere nè intenzioni nè grandi pensieri; avevo in mente qualche faccia per cui poteva essere utile essere lì e stop.
Il mood del gesto era quindi: “me lo hanno chiesto, lo faccio”. Ma capite che salire così per le cappelle del sacro Monte rischiava di essere un mettere i passi uno dietro l’altro senza una reale passione per ciò che stavo facendo; allora ho cominciato a guardare la gente che era lì con me e provavo a immaginare perché loro fossero lì: la persona anziana che fatica a camminare e che saliva con la tenacia di un lottatore, la famiglia giovane che aveva scelto di non riposare ma di fare un altro degli innumerevoli viaggi che costellano tutte le giornate, c’era poi anche chi reggeva tra le mani un rosario, oggetto ormai impossibile da vedere “solitamente”. Eppure nemmeno tutte quelle persone edificanti mi hanno smosso.
Sono stati necessari dei fiorellini gialli, piccoli piccoli, e mai visti, per farmi dire: “per questo sono qua!”.
Erano su una scalinata erbosa, ma non nel prato, erano nella prossimità della alzata dei vari gradini, così vicini all’alzata da non dover temere di essere schiacciati dai passanti.
Rifugiati in quella piega del terreno non avrebbero corso il pericolo di essere calpestati. E stavano lì, con il loro giallo intenso e puro, a dare senso a tutto quel verde.
C’è un’intelligenza nelle cose che non può non essere il segno di Uno che le pensa proprio tutte.
dalla liturgia ambrosiana:
Lunedì della IV° di QUARESIMA
In quel tempo.
Vangelo secondo Matteo 7,1-5.
Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Come mi accorgo della trave nel mio occhio? Come ci si accorge che non si vede bene? Io me ne accorgo quando cerco di spiegare le cose, più che viverle; quando sto davanti alle cose in modo da possederle allora lì, mi rendo conto che è scattato il non vedere.
La trave nell’occhio non è una cosa che accade quanto piuttosto un mio modo di essere: quando dimentico che la vita non la faccio io allora mi ritrovo a cercare di possedere le persone e le cose, quindi le guardo per me, per ciò che posso ottenere, l’altro in sè non esiste più.
Se poi quella pagliuzza è obiezione alle mie immagini, allora l’altro diviene una minaccia, e lì scatta la “violenza”.

Scuola di Comunità
IL SENSO RELIGIOSO
Capitolo 11
Esperienza del segno
6. Scoperta della ragione
Non sarà inutile risottolineare che la soluzione della grande domanda sulla vita, che costituisce la ragione, non è una ipotesi astratta, è una implicazione esistenziale, perché l’esigenza è una esperienza vissuta.
La vita retta sul cinismo porta alla abolizione della certezza, aveva appena detto il don Gius; si arriva così a quest’ultima affermazione: la domanda di senso è un’esigenza dell’uomo che vive e non può essere messa da parte mai, a meno che si soffochi l’uomo e il suo cuore.
Ci sarà sempre, per tutti, il momento di una richiesta di ragioni e di senso.
Buon lunedì,
donC
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