In poco più di un’ora le ombre della sera erano diventate buio, e uscivo dalla casa di una giovane amica ammalata seriamente; insieme ad alcuni amici avevamo pregato, con lei e per lei. Poi, come è prevedibile per chi mi conosce, al momento dei convenevoli me ne sono andato.
Il trambusto di quella casa, piena di amici pareva desse più disagio a me che alla padrona di casa ammalata e forse anche bisognosa di riposare. Così almeno mi sono giustificato con me stesso mentre scendevo le scale.
Mentre poi slegavo la bicicletta dal palo a cui l’avevo affidata mi sono fermato un istante e ho sollevato lo sguardo: la facciata alternata in modo regolare tra finestre e balconi mi mostrava una cosa strana: era tutto buio, forse complici in questo le numerose tapparelle abbassate; solo le finestre dell’appartamento della mia amica erano illuminate e, se non fosse stato al primo piano, dalle tende spostate si poteva sbirciare dentro quella casa lieta.
Certe volte pensiamo che la malattia sia una cosa triste, ma poi accade Lui, e la vita torna a essere vita.
dalla liturgia ambrosiana:
Martedì della IV° di QUARESIMA
In quel tempo.
Vangelo secondo Matteo 7,6-12.
Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».
Cosa vogliamo, cosa cerchiamo? In fondo è questa la grande idea ispiratrice della morale cristiana; e viene dalla logica della libertà sfidata da un incontro. E’ poi vero che vorremmo vivere tutto alla luce di ciò che abbiamo incontrato? E’ questo il nostro sguardo alla vita?
Solo chi si sa oggetto di una grande grazia sta davanti alla vita dando cose buone a tutti, altrimenti nessuno sarebbe in grado di reggere lo sforzo che accompagna una pretesa di giustizia coerente con l’ideale.

Scuola di Comunità
IL SENSO RELIGIOSO
Capitolo 11
Esperienza del segno
7. Aperture
E’ per quanto abbiamo detto che i termini con cui tutta la tradizione religiosa autentica della umanità ha segnato il mistero, cioè ha parlato di Dio, sono tutti termini negativi …
Però non sono termini privi di significato, o puramente nominalistici; sono termini che intensificano la modalità del nostro rapporto, accostano di più al Mistero: sono aperture al Mistero.
La preoccupazione che da sempre accompagna gli uomini: dare un nome a quell’Oltre cui la ragione richiama costantemente, non è quindi una sorta di capestro che stringe i fianchi di chi si accosta alla ragione, è piuttosto il segno evidente della intuizione che Oltre è un luogo concreto, una possibilità intuita dalla ragione ma percepita dall’esperienza: quello che cerchi c’è.
Abbiamo così i vari tentativi di descrivere l’esperienza di Dio senza poterlo esaurire in concetti chiusi, in parole delimitate e definite: Dio è Oltre. Ma noi abbiamo bisogno di sentirlo, di vederlo, di toccarlo, almeno nei suoi segni.
Buon martedì,
donC
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