Bambini!
Ieri all’ora di pranzo sono passati a trovarmi due amici con il loro secondo figlio, un bimbetto di pochi mesi.
Mentre noi ragionavamo di cose molto serie, da grandi, lui si trastullava in braccio alla madre e cercava di seguire tutto ciò che lo stupiva, non importa che fosse una cosa luccicante, strana o un semplice foglio, lui era interessato a ciò che lo colpiva … e cercava con questo di afferrarlo: era impressionante, non sa ancora controllare nè le manine nè la presa ma l’istinto era quello di prendere le cose che lo attiravano di più.
E Gesù ci chiede di essere come bambini: attratti da tutto e desiderosi di prendere, perché prendere è conoscere.
E quando il prendere diveniva conoscenza allora il bimbetto decideva se la cosa gli interessava o meno! Era in grado di stabilire se ciò che tratteneva a malapena nelle piccole mani era da tenere o da lasciare, se gli interessava o meno, non sapendo cosa fosse e cosa potesse essere.
E Gesù ci chiede di essere come bambini: capaci di distinguere tra ciò che ci interessa e ciò che invece non serve.
Ma sopratutto Gesù ci chiede di essere come i bambini perché i bambini sono suoi; loro dentro tutto ciò che vedono cercano altro: curiosità e possesso sono per scoprire “cosa c’è dentro”, “chi c’è dentro”.
Per quanto piccoli i neonati cercano ciò che riempie il loro cuore.
dalla liturgia ambrosiana:
Martedì della II° domenica dopo l’Epifania
memoria di san Sebastiano, martire
Sebastiano era originario, da parte del padre, della Gallia, probabilmente della città di Narbona, e di madre milanese. A Milano venne educato nella fede cristiana. Arruolato nell’esercito di Diocleziano intorno al 283, divenne capo della prima coorte della guardia imperiale di Roma. Allo scoppio della persecuzione di Diocleziano, sfruttando la sua posizione a corte, aiutò molti cristiani rinchiusi in carcere, e per questo fu condannato a morte dall’imperatore. Venne sepolto sulla via Appia, nelle catacombe che più tardi prenderanno il suo nome. Di lui ci parla sant’Ambrogio nella 20ª Omelia sul salmo 118.
A queste poche notizie storiche se ne aggiungono altre leggendarie, scritte nella Passio del monaco Arnobio il giovane. La condanna a morte del soldato romano venne eseguita su ordine di Diocleziano da un gruppo di arcieri in aperta campagna: legato a un albero e trafitto da frecce, fu lasciato in pasto agli animali selvatici. La matrona romana Irene, andata a raccoglierne il corpo, trovò Sebastiano ancora vivo. Portatolo a casa lo curò. Recuperata la salute, andò al palazzo imperiale a rimproverare l’operato di Diocleziano contro i cristiani. Stupito nel rivederselo davanti, l’imperatore questa volta lo fece fustigare a morte e gettare nella cloaca della città. Lucina, un’altra matrona, ne recuperò il corpo e gli diede sepoltura cristiana. La “Depositio martyrum”, il più antico calendario di Roma, segnala il luogo originario del suo sepolcro ‘ad catacumbas’.
Per le sue piaghe, Sebastiano è invocato come protettore degli appestati, e a Milano, durante la peste del 1576-77, san Carlo Borromeo ne rivivificò il culto.
In quel tempo. Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». Ma il Signore Gesù li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».
Vangelo secondo Marco 3,22-30.
Se per Marco il primo miracolo è quello della liberazione dal Male, dagli spiriti impuri, allora si capisce che la grande obiezione degli scribi sia proprio su quel punto: Gesù vince ciò che non si può vincere. Se si fosse trattato di guarigioni si sarebbero potute accettare più semplicemente.
La cosa straordinaria è quello “scendere” di Gesù al livello di quella obiezione: si concede di perdere del tempo per spiegare a coloro che lo rifiutano che non si tratta di un accondiscendere per vincere ma di una vera e propria vittoria sul male. E questo è ciò di cui hanno bisogno coloro che lo seguono: che il loro sì possa mantenersi anche di fronte alle obiezioni più grandi.
Saper rendere ragione di ciò che ci è accaduto è un compito che abbiamo, non possiamo accontentarci di aver vissuto, abbiamo bisogno che quel fatto accada continuamente per poter vedere che non c’è obiezione che possa scardinarlo.
La bestemmia contro lo Spirito Santo è, purtroppo, esperienza comune: quanto spesso ci accade di non riconoscere che non siamo noi a fare la realtà ma che essa è donata. Quando trattiamo cose, persone e fatti, come se li facessimo noi allora neghiamo lo Spirito di Dio che genera la realtà, neghiamo Dio stesso.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo primo
LA CREATIVITA’ RELIGIOSA DELL’UOMO
2. Un ventaglio di ipotesi
1) Per essere sicuro della verità della propria scelta debba incominciare con lo studiarle tutte. … un lavoro praticamente irrealizzabile.
2) Si potrebbe allora ripiegare sul criterio di cercare almeno di conoscere le religioni più “importanti” o quelle più seguite… Ma questo criterio risulta inevitabilmente parziale.
Il testo di don Giussani riporta quattro ipotesi con cui l’uomo cerca di scoprire quale sia la “vera” religione, oggi affrontiamo le prime due ipotesi e domani le altre due. Molto interessante è che la misura della verità delle varie religioni è posta nelle mani dell’uomo; ciò significa che qualcosa di “perfetto” risiede anche in lui: il nostro essere immagine e somiglianza di Dio.
Detto questo mi pare da riprendere il fatto che se la misura è posta nelle capacità di analisi dell’uomo: studio tutto oppure cerco le più conosciute, non riesco ad arrivare ad una conclusione che non sia arbitraria.
Buon martedì,
donC

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