Martedì 24 febbraio 2026

Preti per tutti i gusti.
Ieri sera celebrazione di inizio Quaresima per gli universitari di Milano, con l’Arcivescovo. E una cosa mi ha colpito, così evidente che non ci avevo mai fatto caso: attorno all’altare come concelebranti eravamo una decina di preti, tutti molto diversi sia per provenienza, che per formazione, che per attuale destinazione: a seconda dei bisogni e dei luoghi c’era un prete diverso.

C’era il prete che si cura della liturgia in duomo, quello che passa la sua esistenza ad ascoltare le persone in carcere, chi occupa un ufficio in curia, chi sta in un oratorio a tempo pieno, chi invece insegna a tempo pieno, chi sta con i ragazzi in università e anche chi lavora in ospedale; c’era, infine, come diacono, il poliziotto che scortava l’Arcivescovo e che ora lo “scorta” nelle celebrazioni.

Dove c’è vita c’è il prete, almeno idealmente
Che bello pensare che la Chiesa ha cura degli uomini, fino a dedicare altri uomini lì dove le persone stanno.
Perchè così non saremo mai soli, non saremo mai senza qualcuno che abbia il compito di portarci la compagnia di Gesù. Qualcuno che abbia il compito di guardare i volti e dirci: “Eccolo lì”!


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Vangelo secondo Matteo 5,13-16.

Scopo della vita cristiana non è affatto quello di “sistemare” la vita quanto piuttosto quello di essere gusto e sapore per tutti. E la cosa mi colpisce sempre perchè è un criterio di verità: stiamo davvero dicendo di sì a Cristo nella nostra vita quando in qualche modo diventiamo sale per il mondo. E anche questo non ci deve spaventare: il sale non serve sempre ma quando serve ci deve essere. Il sale deve esserci in cucina anche se poi capita di non usarlo affatto. Così è della presenza dei cristiani: a disposizione di Cristo per essere messi a dar gusto al mondo quando Lui lo ritiene necessario.
il sale invece che è sè stesso ma perde il suo sapore non serve a nulla: possiamo anche affannarci a non perdere noi stessi, a restare quello che siamo ma non saper dare gusto al mondo, alla vita degli uomini, ci rende inutili. Essere sale e non aver sapore è possibile anche oggi: basta vivere la fede come un fatto personale e intimo; come il “mondo” vorrebbe che facessimo.


Don Giussani lo ribadirà poco più avanti nel testo: il termine scandalo coincide con la parola impedimento; non prendere posizione sulla persona di Cristo è un impedimento alla vita. Questo significa che per coloro in cui la fede si ferma ad essere un “costume” è impossibile arrivare alla pienezza della vita, ci potrà essere una vita ordinata, un benessere ma non ci sarà mai la gioia del dare e ricevere tutto dal Mistero.
Sono quelli che auspicano, desiderano, sperano ma senza mai prendere posizione, senza mai arrivare al “tu devi”.
Per avere la perla preziosa occorre vendere tutto.


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