San Biagio.
All’epoca di Liscate, tredici anni fa, questo periodo era divertente: il 17 gennaio, per sant’Antonio, giravo a benedire le stalle, il pomeriggio di quel giorno facevo sul piazzale della chiesa la benedizione degli animali da “compagnia, anche se non mancavano mai i pesci o un asinello che arrivava da chissà dove, e dopo la preghiera la “parrocchia” offriva la merenda a tutti gli animali presenti, la sera c’era il grande falò che non so se portava via l’inverno ma che certo dava la cenere per concimare i campi.
Poi arrivava la candelora e con lei san Biagio e la benedizione della gola e il pezzetto del panettone benedetto. Era un’epoca di gesti e il tempo era scandito dalla liturgia.
Nel mio supermercato è da Natale che sono spariti i panettoni. E nessuno più ci ricorda di festeggiare san Biagio, protettore della gola. Oggi, per quasi tutti, sarà un giorno come ieri.
Eppure mi interessa sapere che la benedizione della gola è come per ricordarci che un figlio chiede al proprio padre anche le cose più sciocche, di liberarlo dai fastidi, di accompagnarlo nelle stanze buie, come di rimboccargli le coperte.
Solo a un padre, a una madre, puoi chiedere di guarirti il mal di gola, di rimboccarti le coperte, allora, solo allora sei certo di non essere solo.
dalla liturgia ambrosiana:
MARTEDI’ della IV° domenica dopo l’Epifania
san Biagio, vescovo e martire
Le notizie storiche di san Biagio sono molto scarse. Si sa che era di origine armena e fu eletto vescovo di Sebaste. Infierendo la persecuzione di Licinio, Biagio ritenne prudente lasciare la città e rifugiarsi in una grotta nascosta nella boscaglia, ma l’andirivieni delle persone che lo cercavano rese ben presto noto a tutti il suo nascondiglio. Condotto in città, per ordine del governatore Agricola, fu imprigionato, ma anche nella prigione riceveva e sanava molti ammalati. Un giorno si recò da lui una madre il cui figlio stava morendo soffocato, per aver ingoiato una spina di pesce: Biagio lo benedisse e lo risanò immediatamente.
La buona mamma, per ringraziarlo, gli offrì una candela per illuminare di notte la cella e un po’ di cibo. Da qui nacque la tradizione di benedire, con due ceri incrociati, la gola dei fedeli nel giorno della sua festa. Questo episodio valse a san Biagio la qualifica di protettore di tutti i mali della gola. Si racconta pure del suo amore per gli animali, che anche loro per le sue mani erano curati e guariti. Per questo è venerato come patrono dei veterinari. Il culto di san Biagio si è diffuso particolarmente in Armenia, ma la fama di questo santo ha raggiunto anche l’occidente, entrando nella tradizione e nella pietà popolare. Il suo martirio avvenne nel 320 durante la persecuzione di Diocleziano.
In quel tempo. Il Signore Gesù partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Vangelo secondo Marco 6,1-6a.
“Si meravigliava della loro incredulità”. Questo mi colpisce sempre, Gesù non mette in conto che non gli si creda, è così certo dell’evidenza che non pensa possibile dire di no a chi ama davvero. Eppure è quello che succede: per non accogliere ciò che è fuori misura, ciò che non corrisponde immediatamente si finisce con il negare.
Accade spesso di vedere questa strana modalità di risposta.
Attenzione a una sottolineatura che credo necessaria: il rifiuto è generato dai discorsi di Gesù, non dai miracoli. E questo porta a non fare miracoli. Perchè i miracoli sono la forma pratica delle parole che Gesù dice, ma se non si crede alle parole allora non si crederà nemmeno ai gesti. E lui non ne fa se non quelli che nascono in lui da una tenerezza verso chi soffre.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo secondo
L’ESIGENZA DELLA RIVELAZIONE
1. Qualche esempio
e) Da ultimo citiamo la certezza rivelativa della fede di Israele, la più familiare all’Occidente cristiano. … Questa concezione di un Dio che si rivela nella storia implica l’intuizione della possibile continuità di relazione tra l’uomo e Dio.
Quest’ultima osservazione ci porta a fare i conti con il fatto che la tradizione ebraica introduce un nuovo elemento nel rapporto con il mistero: la rivelazione. Dio si lega all’uomo e cerca in tutti i modi di far sì che l’uomo possa ricambiare l’amore per cui è stato creato.
Questo genera una storia di rivelazione e non solo un momento rivelativo.
La storia e non un singolo evento sono lo svelarsi del mistero.
Teniamolo presente, anche per noi in qualche modo dovrà essere così, come lo è delle precedenti osservazioni: se la nostra fede non comprende una continuità non potremo credere: o accade ora o non è vero.
Buona giornata,
donC

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