Martedì 3 marzo 2026

Capita sempre così; quando non ti aspetti di vederlo, accade; senza chiederti permesso, senza avvisarti, arriva come un gatto nella notte. Perché lui ci vede ma tu no, per te il buio è solo buio, per lui invece è solo una diversa condizione, gli basta aprire un pochino di più le pupille.
Ci pensavo andando a dormire: il santo non si angoscia, e forse nemmeno si preoccupa di ciò che non vede, o di quello che accade, il santo semplicemente allarga le pupille e continua a vedere come se fosse giorno. E le pupille del santo sono diventate di vedere di giorno e di notte perché il santo si è allenato per tanto tempo a fissare ciò che vuole vedere sempre.il santo vede sempre Gesù perchè i suoi occhi si adattano sempre a cercarlo, a scorgerlo e a vederlo, anche quando sembra che non ci sia.
Invece io, che santo non sono, spesso ho come la sensazione di non vedere, di non accorgermi del suo apparire, e così vivo come se la mia vita la facessi io, ma non è proprio così.

Se non vogliamo che sia la guerra, qualunque guerra e preoccupazione, ad “occupare” il nostro cuore dobbiamo rimetterci sempre di fronte al fatto che la vita è opera di un Altro.
Ieri, passando in chiesa nel pomeriggio, ho trovato uno straniero che era appena stato operato a un ginocchio e a cui il dottore aveva prescritto di tenere la gamba ferma e al riparo dall’umidità, così, vivendo in una casa abbandonata senza riscaldamento, si era rifugiato in chiesa per “scopi medici”; in principio credevo volesse dei soldi ma poi abbiamo chiacchierato per una buona mezz’ora, finchè è andato via con un mio sacco a pelo. In realtà non me lo aveva chiesto ma come si poteva lasciar andare via uno in quelle condizioni? La sua fede mi aveva così colpito che non potevo non dirgli grazie.
Io che ero entrato in chiesa senza aspettarmi nulla.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno».

Vangelo secondo Matteo 5,31-37.

Chi giura ha qualcosa di importante per cui vale la pena, qualcosa di caro per cui si è disposti a rischiare. Oggi sarebbe davvero dura. Potremmo giurare solo su noi stessi perchè spesso tutto il resto è solo possesso; ciò che conta è solo l’io, ma scommettere mettendo in gioco sè stessi è davvero poco intelligente, per questo oggi giurare è poco di moda.
Ma non si può scommettere su qualcosa che in realtà non si possiede.
Faccio questa osservazione perché mi pare che sia da tenere presente anche per capire la questione del ripudio, che in questo testo viene messo sullo stesso piano dello scommettere, nel senso che uno che ripudia è come uno che scommette sapendo che può perdere qualcosa di suo ma che non è davvero indispensabile, mentre in realtà nessuno può considerare possesso ciò che gli è dato. Per questo ripudio e scommessa sono sullo stesso piano.


Questa distinzione ci permette di capire che la questione del senso religioso è meno importante, nel senso che è propedeutica, alla questione della incarnazione. L’insistenza di don Giussani sarà sempre sulla incarnazione e sulla coscienza nuova che nasce nell’uomo che incontra Cristo come fatto nella propria storia.
Ciò che siamo, la coscienza di noi stessi, è la scoperta che facciamo alla luce dell’incontro con Gesù. E per questo dobbiamo sempre tornare a questa conoscenza: man mano che si procede ci si accorge sempre più della necessità del rapporto con Lui.


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