Martedì 31 marzo 2026

Con il precedente cambio d’ora legale c’erano voluti quasi due mesi, perché salissi sulla scala a cambiare l’ora dell’orologio che ho in studio; alla fine ero così abituato a quell’ora che spesso mi capitava di prenderla per quella vera.
Invece ieri ho sistemato anche quell’orologio, dopo nemmeno un giorno di ritardo dal cambio dell’ora!
D’altro canto se invece doveste passare per casa mia potreste vedere, sul tavolone della sala, tutte le cose pronte per intraprendere la pittura di un’icona, avevo erroneamente pensato che questi giorni “sacri e solenni” avrebbero potuto consentirmi di dedicare qualche momento al silenzio; ma non sarà così, presto il tutto tornerà mestamente al punto di partenza nei vari scaffali.
Devo però ammettere che quella passata è stata una delle giornate più concentrate e produttive degli ultimi mesi. Essendomi stata chiesta una cosa, per me parecchio impegnativa, ho dovuto calcolare di restare attento e concentrato tutto il giorno e così anche le cose da fare, solitamente tralasciate, sono entrate di prepotenza dentro la giornata: devo liberarmi di tutto ciò che può essere di ostacolo a ciò che mi è stato chiesto. Solo così potrò entrare nel triduo Pasquale senza essere schiacciato dalle cose da fare.
Tutto punta ai giorni più sacri dell’anno e tutto porta al compito di non sciupare niente per poter essere presente a me stesso e alle cose che celebreremo.
Così prima di salire in casa, all’alba della mezzanotte o quasi, ho liberato la chiesa dall’ulivo avanzato domenica e ho raccolto il tutto, in modo che anche la chiesa non abbia bisogno di me, se non per le cose solite.

Com’è diversa la vita quando accade di ordinarla e viverla con la coscienza di un compito.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Terminati tutti questi discorsi, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso». Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo».

Vangelo secondo Matteo 26,1-5.

“Voi sapete”.
Quello che accadrà nei prossimi giorni anche noi lo sappiamo già; quello che ci differenzia dai discepoli di allora, dai capi dei sacerdoti e dai farisei è la consapevolezza che quello che accadrà non rovina la festa ma le dà inizio. Ci avviciniamo ai giorni più sacri e solenni con la coscienza che tutto sta per trovare la sua origine? Perché è per la Resurrezione di Gesù che l’amicizia e l’amore sono per sempre, è sempre per la Resurrezione di Gesù che la morte non è l’ultima parola sulla vita, ed è ancora per la Resurrezione di Gesù che la vita ha una prospettiva di speranza e di bene.

Solo che Gesù risorge non per una magia, e senza fatica, ma passando per una straziante morte di croce, per una sofferenza ingiusta che non ha paragone.
Senza la croce non potremmo capire nulla della Risurrezione, sarebbe come un miracolo e non invece un frutto maturo dell’amore che Dio ha per ciascuno di noi.


Posso dire con certezza che ho incontrato Gesù per via di questo lavoro sulla certezza morale: lo stare con Lui, e la “collezione” degli indizi sulla sua persona, mi inducono alla persuasione che si tratti del Figlio di Dio. Non si tratta invece di una mia supposizione o di un pensiero che assumo da qualcuno che mi può influenzare, dico quello che la ragione mi induce a “definire”: Gesù di Nazareth è il Figlio di Dio atteso da secoli.
D’altra parte lo potremo vedere anche in questi prossimi giorni: stare all’amore di Gesù per noi ci porterà a credere che il suo amore non può non essere segno chiaro del Padre, del divino, nella nostra vita.


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