Martedì 7 aprile 2026

Come è difficile!
Sembra che tutto sia passato, di questo tempo che inizia si vedono solo gli impegni, le cose da sistemare, le fatiche. Dov’è finita la Pasqua? Non so come sia per voi, ma dov’è finita la serenità della Pasqua, la bellezza dei riti che avresti voluto non finissero tanto erano capaci di rendere il Mistero? Restare fermi a quella pagina senza girarla, senza procedere oltre, è davvero difficile.
D’altra parte è ben vero che la realtà è quella che ci aspetta questa mattina, e anche volendo non la possiamo cambiare. Quindi?

Si capisce, oggi, la necessità di non essere da soli: la fedeltà a ciò che si è vissuto non viene da uno sforzo personale o da una particolare attività viene dal vivere “nel cenacolo”, gli apostoli vi sono restati per paura ma quello stare insieme ha garantito che ciascuno potesse restare fedele a ciò che aveva visto e sentito.
Costruiamo quindi il nostro cenacolo dove continuare a vivere e dove poter stare anche se si dovesse avere paura; stare attaccati gli uni agli altri è la via per non perdersi in questo strano e confuso mondo.

Buona ripresa.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.

Vangelo secondo Matteo 28,8-15.

Un racconto. Così si è sempre cercato di ridurre il fatto della risurrezione; qualcosa di non reale e sopratutto qualcosa di riconducibile al potere di ogni singolo ascoltatore.
Ciò che è sempre importato ai detrattori di Cristo è che non sia un fatto, nè la sua vita nè la sua risurrezione.
Come noi possiamo sostenere davanti al mondo la certezza di questo uomo che “era morto ed è vivo”? Come riportare tutti a “quel” fatto?
Da un punto di vista speculativo non saranno le poche righe di questo post a risolvere la questione, quello che mi pare evidente è constatare quello che in molti paesi sta accadendo: sempre più giovani chiedono il Battesimo. E questo credo non succeda per qualche capacità persuasiva ma per una domanda interiore sempre più viva e per l’ipotesi incontrata che la Chiesa possa portare quella risposta. E la Chiesa siamo noi: io e te.
Che è Risorto si può vedere dalle nostre vite più umane.


Gesù poteva scegliere altre strade ma ha scelto l’incarnazione perché in fondo ama il fatto che l’uomo possa sempre scegliere. E così è entrato nella storia degli uomini come ogni altro uomo, bimbo tra i bimbi.
Il punto è che don Giussani dice che è accaduto così anche per l’incontro con ciascuno di noi: è fiorita la sua presenza nella vita senza essersi preannunciata e senza un inizio definito, è cresciuta poco a poco e l’istante del sì è solo quello della nostra presa di coscienza. Ma quello “è stato il grande istante della vita”, il momento della nostra vera Risurrezione.


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