Una delle mie battaglie invernali più impegnative è con la porta di ingresso in oratorio, in questo periodo credo di chiuderla almeno una trentina di volte al giorno; tu sali le scale, arrivi alla porta a spinta che immette in oratorio e trovi appeso a fianco un bel cartello con scritto: “Chiudere la porta, grazie.”. Ma per molti il grazie non basta, la porta è sistematicamente lasciata aperta, sia dai ragazzi che dai giovani che dagli adulti.
Il problema è che se la porta resta aperta il riscaldamento non riesce a rendere come dovrebbe, e il salone resta tiepido, e poi le persone si lamentano.
Ogni tanto penso che se ci fossero tre/quattro “usceri” che ricordassero ai distratti quel semplice principio di buona educazione allora forse la nostra casa comune sarebbe più calda e più accogliente.
Ma non è così.
Mi veniva in mente questo, quando ieri ci veniva fatto notare che il mettersi insieme di studenti e docenti per parlare della loro esperienza di libertà in università è già la cosa nuova nuova che si può portare in università. Ciò che può cambiare l’università, e poi il mondo, è proprio quella unità che rende tutti più responsabili.
Mi chiedevo se per quella porta sempre aperta allora non sia l’educazione a mancare ma una comunità.
dalla liturgia ambrosiana:
Mercoledì della I° domenica dopo l’Epifania
In quel tempo. A Cafàrnao, il Signore Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea. E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Vangelo secondo Marco 1,21-34.
Con la guarigione dell’indemoniato si tratta, di fatto, del primo miracolo di Gesù: per Marco il miracolo è strappare la gente al Demonio non guarire le malattie; questo si associa alla insistenza della sottolineatura che il parlare di Gesù è “con autorità”; il miracolo sta quindi a mostrare che l’autorità di Cristo non è solo nelle parole e nel loro tono ma anche nel rapporto con la realtà e, nello specifico, con il male.
Gli scribi, dice Marco, insegnano ma non hanno autorità; perché? Avere autorità è parlare non più secondo sè, secondo i propri pensieri ma è parlare in forza del rapporto che costituisce: l’autorità di Gesù è nel suo rapporto con il padre, non sta nella coscienza della sua forza. Ed è questo che spaventa i demoni, scappano gridando che sanno che lui è il santo di Dio.
Tutto questo ci pone una semplice e diretta riflessione e preghiera: noi dove prendiamo la nostra autorità? Chiediamo che il nostro essere figli ci porti sempre più coscienza che siamo autorevoli proprio perché figli.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo primo
LA CREATIVITA’ RELIGIOSA DELL’UOMO
1. Alcuni atteggiamenti della costruttività religiosa
Innumerevoli sono le tracce di questa creatività lasciate dall’uomo lungo il suo cammino, dalla preistoria ad oggi. … Facciamo perciò esclusivamente un accenno all’atteggiamento originario che essi sottendono.
Ciascun uomo potrebbe formulare da sè la propria “forma” religiosa, ciascun uomo potrebbe provare a darsi una forma di fede. E in effetti la storia dell’umanità propone diversi tentativi di questo tipo.
Ma ho scelto di evidenziare questa cosa per due motivi: ogni uomo è capace e desideroso di vivere in pienezza il rapporto con il mistero che fa le cose e, secondo, mi colpisce come nella fede cattolica sia recepito tutto ciò: il Battesimo fa di ogni credente un “sacerdote”, esattamente come il cuore dell’uomo desidera.
Buon mercoledì,
donC

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